Il Canada ha deciso di restituire le turbine destinate al gasdotto russo Nord Stream alla Germania per alleviare la crisi energetica con la Russia, nonostante le suppliche dell’Ucraina di non “sottomettersi al ricatto del Cremlino”. A Berlino i timori di uno stop totale al gas in arrivo dalla Russia diventano giorno dopo giorno sempre più concreti. Dopo l’allarme lanciato dagli industriali, il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, ha dichiarato: “Bisogna prepararsi per il peggio e lavorare per il meglio”. Qualcosa nei rapporti tra il governo tedesco e Volodymyr Zelensky però sta nuovamente cambiando. Sabato il presidente ha deciso di rimuovere gli ambasciatori straordinari e plenipotenziari dell’Ucraina in cinque Paesi: Germania, Ungheria, Norvegia, Repubblica Ceca e India. Tra i diplomatici c’è appunto Andrii Melnyk, l’ambasciatore in Germania che più volte ha criticato le autorità tedesche per la lentezza delle consegne di armi all’Ucraina. Il settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato il resoconto di due telefonate infuocate ad aprile tra Zelensky e il presidente Frank-Walter Steinmeier: le tensioni di allora furono alimentate dall’ambasciatore Melnyk. Di fronte alla situazione attuale, sembra essere il segnale, Kiev vuole evitare altri strappi con Berlino.

Le turbine al centro del caso internazionale si trovano attualmente nelle officine del Gruppo Siemens vicino a Montreal, in Quebec. “Il Canada concederà a Siemens un permesso revocabile e limitato nel tempo per consentire alle turbine Nord Stream 1 riparate di tornare in Germania, supportando la capacità dell’Europa di accedere a energia affidabile e conveniente“, ha affermato il ministro delle risorse naturali del Canada, Jonathan Wilkinson. Che poi ha aggiunto: “Senza la necessaria fornitura di gas naturale l’economia tedesca avrà difficoltà molto significative e gli stessi tedeschi potrebbero non essere in grado di riscaldare le loro case con l’avvicinarsi dell’inverno”.

La Germania già deve fare i conti con una riduzione del flusso di gas in arrivo tramite il Nord Stream 1. Secondo la versione di Mosca, questo è dovuto appunto a dei problemi tecnici: Gazprom spiega che il gasdotto funziona al 60% proprio per la mancanza di una turbina Siemens, che però in base al regime delle sanzioni in vigore non può essere inviata in Russia. Kiev teme appunto che Berlino possa cedere a quello che definisce “un ricatto” da parte di Vladimir Putin, aggirando le restrizioni. Dal canto suo, il governo tedesco deve far fronte anche all’imminente stop del flusso di Nord Stream 1, che in teoria dovrebbe durare appena 10 giorni, per una manutenzione di routine.

Un’interruzione che crea ulteriori tensioni: “Tutto è possibile, può succedere qualsiasi cosa, è possibile che il gas torni ad un flusso anche superiore a quello di prima”, ha detto sempre Habeck. In un’intervista, il ministro ha sottolineato che lo stoccaggio ed il risparmio serviranno ad evitare “lo scenario politico da incubo” della mancanza di gas. Nel caso che questo scenario dovesse diventare realtà, Habeck riconosce che questo provocherebbe un dibattito che investirebbe “il mio ministero e la mia persona”. “Questo metterebbe la Germania davanti una prova che non abbiamo sostenuto in diversi anni”, ha aggiunto ancora, che porterebbe al limite “la solidarietà sociale“. Per questo il governo tedesco ha già avviato “un’azione concertata” per avviare un dialogo con le parti sociali.

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