Da ormai venti anni la collezione del Museo Civico di Scienze naturali di Brescia non ha uno spazio in cui essere esposta e ammirata dai visitatori. I diorami, i minerali, le imbalsamazioni zoologiche e tutti i reperti preistorici che dovrebbero rappresentare la ricchezza naturalistica e storica del territorio bresciano, frutto di quasi tre secoli di ricerche scientifiche, giacciono invece abbandonati nei magazzini dell’edificio fin dai primi anni Duemila.

Tutto è iniziato con la costruzione del secondo piano dell’edificio, che dal 2007 ospita la biblioteca. All’inizio dei cantieri, infatti, l’esposizione permanente presente fin dal 1978 viene smantellata e tolta dal piano terra e il primo piano. Durante i lavori, però, le sale espositive subiscono pesanti ripercussioni strutturali e in seguito alle valutazioni antisismiche vengono chiuse al pubblico perché ritenute inagibili. Così, quella che inizialmente doveva essere una provvisoria messa in sicurezza dei beni museali si è trasformata in una paralisi definitiva di un pezzo importante della cultura di Brescia. Contro lo stato di incuria in cui da troppo tempo versa il museo si batte da anni una parte della cittadinanza, che ha formato il comitato “Amici del Museo di Scienze Naturali di Brescia”. L’obiettivo dell’associazione è riunire naturalisti, esperti e curatori di beni culturali per aiutare l’amministrazione comunale nel rilancio della struttura.

“Il museo sta pagando oggi quelli che sono stati vent’anni di scelte sbagliate”, ha detto a ilfattoquotidiano.it il portavoce del comitato Mario Capponi, promotore della petizione su Change.org che il 20 giugno scorso Capponi è stato ascoltato per la prima volta dalla giunta del sindaco Emilio del Bono (Pd). Attualmente i pochi spazi accessibili della struttura ospitano mostre temporanee e attività didattiche per le scuole e appuntamenti serali, che però non sono sufficienti a tenere vivo il museo: “Quando questi eventi finiscono, le poche sale accessibili tornano deserte”, spiega Capponi, e così l’unica possibilità che la collezione ha di vedere la luce sono i prestiti verso altri musei. A preoccupare maggiormente i naturalisti, inoltre, è la conservazione del patrimonio scientifico stipato nei magazzini. Se per le rocce, i minerali e gli esemplari botanici, infatti, se ne riescono a occupare gli specifici conservatori in forze all’organico del museo, non è così per la sezione zoologica, “che spicca in negativo per la mancanza di un custode”, con il rischio che gli esemplari già sottratti alle sale espositive finiscano per rovinarsi. A questo si aggiungono i problemi legati allo stato dell’edificio stesso, come le facciate esterne dove già si è verificato il distacco di materiale, gli impianti elettrici da rifare e la presenza di crepe e molte barriere architettoniche che ostacolano la completa fruibilità degli spazi.

Criticità note fin dal 2007 a cui non sono mai seguiti concreti interventi di ristrutturazione, fermati sul nascere da spese che secondo le stime supererebbero il milione di euro. Per questo, “il comitato ha cominciato a sollecitare per la ricostruzione del museo ex novo”, dice Capponi. Un’alternativa che sembra aver trovato d’accordo anche l’amministrazione bresciana, la quale – secondo il comitato – vorrebbe però trasformare il Museo Civico di Scienze Naturali in un “museo a tema sostenibilità”. Un progetto che è stato effettivamente presentato a novembre 2021 e che coinvolge anche il divulgatore scientifico Vittorio Bo in veste di consulente esterno, ma che secondo i naturalisti bresciani “snaturerebbe” quello che è stato per cinquant’anni il “contenitore più adatto a comunicare la bellezza e la ricchezza del nostro territorio”. “Il tema della sostenibilità rimane un argomento molto importante”, specifica Capponi, “ma questa prospettiva comporta il rischio che Brescia rimanga senza il suo Museo di Scienze Naturali”.

Proprio in merito al futuro del museo ha voluto rispondere la presidente della Commissione Consiliare Istruzione e Cultura Giovanna Foresti. “Il ruolo della Commissione è elaborare le richieste del comitato e delle associazioni naturalistiche e trasmetterle all’amministrazione coinvolgendo tutte le parti”, spiega Foresti, aggiungendo che si impegnerà a chiedere che il museo abbia un “indirizzo specifico e certo”. L’obiettivo del Comune, quindi, rimane quello di “conservare e potenziare” ciò che già esiste, anche in vista del fatto che Brescia, insieme a Bergamo, sarà Capitale della Cultura nel 2023. “È anche vero – continua Foresti – che bisognerà rendere il nuovo museo più contemporaneo e multimediale, e che riesca a parlare ai ragazzi e alle scuole di oggi”. Una linea sposata anche dalla vicesindaca e assessora alla Cultura Laura Castelletti, che in una nota scritta ha anticipato a ilfattoquotidiano.it che per la fine di luglio sono previsti gli esiti di uno “studio di fattibilità di alternative progettuali relative all’edificio”. “Sul Museo di Scienze Naturali pesava un’eredità di problemi scoraggiante e peggiorata dalla pandemia”, continua l’assessora. “Nonostante questo, negli ultimi 4 anni abbiamo realizzato molte attività sfruttando gli spazi alternativi o correlati al museo riuscendo a valorizzare le collezioni museali”. “Questo, secondo me, significa dare valore e centralità alla cultura scientifica della città, per lungo tempo rimasta in secondo piano e non concretamente sostenuta”, conclude Castelletti.

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