Quando ho letto la notizia, credevo fosse un suo scherzo. Mauro era una persona seria ma a cui piaceva la burla. Invece era proprio vero: Mauro Villone improvvisamente ci ha lasciati sabato scorso.

Mauro era un fotografo. Ma anche gestiva con la compagna Lidia la Ong Para Ti a Rio de Janeiro per l’accoglienza di bimbi bisognosi della periferia della grande città. Ma oltre a ciò conosceva e diffondeva la cultura degli Indios, in contrapposizione alla nostra cultura materialista occidentale. Insomma, era tante cose insieme, e tutte belle. Ci conoscemmo anni addietro, quando presi contatto con lui, attirato dalle lotte ideali che egli conduceva contro i governi brasiliani che tolleravano e talvolta alimentavano la distruzione della foresta amazzonica e l’uccisione o lo snaturamento dei suoi abitanti. Ci incontrammo a Torino e ci trovammo in sintonia, come immaginavo. Seguirono altre occasioni di incontro, come quando lo invitai a parlare con me presso il Centro Sereno Regis del concetto di povertà nel nostro mondo occidentale e presso le tribù indigene.

L’ultimo suo post, guarda caso, ancora una volta puntava il dito contro i trafficanti e i garimpeiros che avevano ucciso ben tre persone, un giornalista britannico, un ricercatore brasiliano e un membro di una tribù, a testimonianza del fatto che non cessa l’avanzata della rapina all’interno della foresta. Una rapina che vede dietro di sé enormi interessi, statunitensi, inglesi e non solo. E, come da noi, qualsiasi sia il governo (anche se Bolsonaro è forse il peggio) le politiche non cambiano. Ma i politici sono nostra espressione. E allora le ultime sue parole sono un monito a tutti noi: “Non cambierà un accidente fino a quando non cambierà la coscienza interiore di tutta l’umanità.” Grazie, Mauro.

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