Uno dei primi a puntare il dito contro i “tre giudici nominati da Trump” è stato il presidente statunitense Joe Biden durante la conferenza stampa tenuta per commentare la sentenza della Corte Suprema che cancella il diritto all’aborto sancito nel 1973 dalla “Roe v. Wade”. Il voto della Corte rispecchia perfettamente gli attuali rapporti di forza all’interno della più alta corte della magistratura federale degli Stati Uniti d’America: 6 giudici di orientamento conservatore che hanno votato tutti a favore dell’abolizione della storica sentenza e 3 giudici di orientamento liberal, che hanno espresso il loro voto contrario.

I giudici “trumpiani” – Ma allora perché l’attenzione è concentrata su 3 (Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett) dei 6 giudici conservatori e cioè quelli nominati dall’ex presidente Donald Trump? Perché a quest’ultimo è accusato di avere dato, con quelle tre nomine, la svolta conservatrice alla Corte Suprema. Ad esempio con l’ultima nomina, poco prima del voto: Amy Coney Barrett, mamma di sette figli, ultracattolica e antiabortista, che è entrata al posto della defunta Ruth Bader Ginsburg, giudice di nomina democratica (dal Presidente Bill Clinton), nota liberal e pioniera del femminismo e della parità di genere.

Le posizioni dei conservatori – La conferma dell’esistenza di “sensibilità” differenti tra gli stessi 6 giudici conservatori arriva dal giudice capo della Corte Suprema: John Roberts. Conservatore (nominato da George W. Bush) e anche lui – come gli altri 5 – ha votato contro l’aborto, ma facendo presente che la cancellazione totale della sentenza “Roe v. Wade” sarebbe stata evidentemente esagerata, preferendo una linea meno rigida: “La decisione ha dato un grave scossone al sistema legale. Una sentenza più limitata sarebbe stata meno sconvolgente“, ha scritto Roberts allineandosi alla posizione della maggioranza ma volendo esprimere i suoi distinguo. Il giudice capo avrebbe preferito limitarsi alla convalida del caso in esame, la legge del Mississippi che vieta l’aborto dopo 15 settimane. Il Mississippi non avrebbe voluto che la Corte facesse il passo drastico di cancellare ‘Roe contro Wade’, ha argomentato Roberts, ma la sua posizione moderata si è scontrata contro il blocco di destra in cui a Samuel Alito (anche lui nominato da George W. Bush), che ha scritto il parere di maggioranza, e Clarence Thomas (nominato nel 1991 da Bush padre) si sono uniti i tre giudici di nomina trumpiana.

Contraccezione e nozze gay – Ma è da Clarence Thomas, il decano della Corte, che arriva la spinta verso nuovi orizzonti, con l’obiettivo di rivedere temi come contraccezione e nozze gay. In un parere allineato con la maggioranza della Corte suprema, Thomas ha argomentato che i nove tutori della Costituzione “dovrebbero riconsiderare” passate decisioni in materia di accesso alla contraccezione, relazioni intime tra persone dello stesso sesso e nozze omosex. Le sentenze nel mirino, note con i nomi di “Griswold“, “Lawrence“, e “Obergefell“, sono relative a casi che hanno a che fare con il diritto fondamentale alla privacy e l’eguale protezione dei diritti. Nessuno degli altri giudici, al momento, si è allineato con la posizione estremista di Thomas. “Griswold contro lo stato del Connecticut” risale al 1965 e dà alle coppie sposate il diritto alla contraccezione. “Lawrence contro lo stato del Texas”, un caso del 2003, aveva cancellato le leggi sulla sodomia legalizzando il sesso omosessuale, mentre nel 2015 “Obergefell contro Hodges” aveva stabilito il diritto dei gay a sposarsi.

Clima, religione e voto – Non solo. Rischiano anche altri diritti fondamentali e argomenti che spaziano dal clima, alla religione passando per il voto, con nuove sentenze che arriveranno nei prossimi mesi. Ad esempio, per quanto riguarda il tema del clima, in un caso che oppone il West Virginia all’agenzia federale per la protezione dell’ambiante (Epa), la Corte suprema potrebbe limitare la capacità dell’agenzia stessa di attuare regolamentazioni applicabili a più centrali elettriche. Secondo Federalist Society, un influente gruppo conservatore di destra che spesso contribuisce alla valutazioni dei giudici, le agenzie governative non dovrebbero imporre regole che non sono state approvate specificatamente dal Congresso. I detrattori invece ritengono che il parlamento non possa occuparsi di tutto e che le autorità regolatorie debbano avere flessibilità per proteggere il cittadino. Si prospetta calda anche la sessione autunnale, quando i saggi hanno già deciso che tratteranno casi sull’azione affermativa (volta a mettere fine o a correggere gli effetti di una specifica forma di discriminazione) sui diritti di voto e su una contesa tra libertà di religione e diritti Lgbt.

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