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Via libera dagli Stati Uniti: Eni e Repsol potranno ricominciare a esportare in Europa petrolio venezuelano

I traffici con il Venezuela erano stati completamente bloccati due anni fa dalla Casa Bianca nell'ambito del programma di sanzioni contro il governo di Nicolas Maduro.  I volumi in questione, spiega l'agenzia Reuters, sono modesti, non in grado di incidere sui prezzi internazionali. Ma il significato simbolico è alto, sia a favore di Maudro, sia a sfavore di Putin.
Via libera dagli Stati Uniti: Eni e Repsol potranno ricominciare a esportare in Europa petrolio venezuelano
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La compagnia petrolifera italiana Eni (controllata al 30% dal Tesoro) e la spagnola Repsol sono state autorizzate dagli Stati Uniti a riprendere le esportazioni di greggio venezuelano verso l’Europa. Lo riporta l’agenzia Reuters citando fonti vicine al dossier. La ripresa dei flussi di petrolio di Caracas partirà dal mese prossimo con l’intento di compensare la diminuzione delle spedizioni dalla Russia. I traffici con il Venezuela erano stati completamente bloccati due anni fa dalla Casa Bianca nell’ambito del programma di sanzioni contro il governo di Nicolas Maduro. I volumi in questione, spiega Reuters, sono modesti, non in grado di incidere sui prezzi internazionali. Ma il significato simbolico è alto, sia a favore di Maudro, sia a sfavore di Putin.

Nonostante la recente decisione dei paesi produttori riuniti nell’Opec di aumentare la quantità di petrolio estratta giornalmente i prezzi del greggio continuano a salire. Un barile di brent (greggio di riferimento del mercato europeo) si scambia a 120 dollari, il 67% in più di un anno fa. Ieri l’Arabia Saudita principale produttore mondiale insieme a Stati Uniti e Russia, ha annunciao l’aumento dei prezzi di tutte le spedizioni in programma per luglio.

Il Venezuela è il paese che dispone delle riserve di greggio più grandi del mondo (303 miliardi di barili) ma ha una produzione modesta, appena 570mila barili al giorno, precipitata a causa di sanzioni e crisi economica dagli oltre 2 milioni del 2017. L’intento della Casa Bianca riabilitando Maduro e dando il via libera ad Eni e Repsol è anche quello di “dirottare” verso l’Europa carichi venezuelani che altrimenti finirebbero in Cina, paese che attualmente compra circa il 70% del petrolio del paese sudamericano. Una condizione fondamentale posta a Caracas per poter vendere il suo greggio è che finisca in Europa. Sia Eni che Repsol erano già presenti in Venezuela con una serie di joint ventures con la locale compagnia statale Pdvsa. Interpellata da Reuters Eni non ha voluto commentare.

La Casa Bianca ha per ora negato una simile “licenza di esportare” al colosso statunitense Chevron e alla compagnia francese Maurel & Prom. La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodriguez ha commentato su Twitter auspicando che la mossa di Washington apra la strada ad una totale rimozione di sanzioni “illegali e che colpiscono tutto il nostro popolo”. Già lo scorso marzo Joe Biden aveva “approcciato” Maduro con l’intenzione di utilizzare anche il greggio venezuelano come strumento di pressione su Mosca.

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