Salvato dalla prescrizione nel processo sulle spese pazze in Consiglio regionale, e lo stesso giorno nominato presidente della più ricca e potente fondazione della Sardegna. È lo strano destino di Giacomo Spissu, 72enne dalla lunghissima esperienza politica: già segretario confederale della Cgil, è stato sindaco di Sassari per il Psi, poi capogruppo dei Ds in consiglio regionale e presidente dell’assemblea (in quota Pd), prima di tornare al vecchio amore socialista (nella forma del nuovo Psi di Riccardo Nencini). Poi il salto nel mondo della finanza, con l’ingresso nel consiglio d’amministrazione e in seguito l’elezione a presidente di Sardaleasing, società di leasing controllata dal gruppo Bper. Carica quest’ultima da cui si è dimesso per incompatibilità venerdì 3 giugno, quando il Comitato di indirizzo della Fondazione di Sardegna l’ha scelto a maggioranza dei due terzi come nuovo presidente: succede ad Antonello Cabras, ex senatore Pd e governatore sardo, che ha ricoperto l’incarico per quasi dieci anni.

Una doppia soddisfazione per Spissu, visto che quel mattino stesso la Corte d’Appello di Cagliari ha dichiarato prescritto il peculato per cui era stato condannato, nel settembre 2021, a due anni, un mese e 15 giorni di carcere nel processo sui rimborsi in Consiglio regionale nella legislatura 2004-2008. Per quella vicenda il neo-presidente la Corte dei conti sarda aveva condannato il politico a rifondere 42.314 euro di danno erariale, contestandogli non aver prodotto i giustificativi delle spese sostenute coi fondi del gruppo tra aprile del 2005 e marzo del 2009 e di aver ordinato – nello stesso periodo – 43 bonifici a proprio favore dai conti dei gruppi politici di cui ha fatto parte in quel periodo, per un totale di 60.590 euro. Da questa somma però i giudici contabili avevano detratto il trenta per cento, riconoscendo che alle spese avevano partecipato altri consiglieri.

La Fondazione di Sardegna (già Fondazione Banco di Sardegna) è l’unica fondazione bancaria operante nell’isola e finanzia eventi e iniziative di vario genere: da statuto “persegue scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico della Sardegna”, anche assumendo partecipazioni in banche e finanziarie. Con una dotazione economica di tutto rispetto: il bilancio consuntivo 2021 ha evidenziato ricavi superiori a un miliardo, mentre per il prossimo triennio sono stati approvati oltre 67 milioni in erogazioni. Il Comitato di indirizzo, l’organo che elegge nel proprio seno il presidente, è composto da venti membri, nominati in parte su indicazione di associazioni e in parte su indicazione di soggetti pubblici, come le Università, le Camere di Commercio e il Consiglio regionale. All’articolo 16, lo statuto recita che i componenti degli organi “sono scelti fra i cittadini italiani di piena capacità civile, di specchiata moralità e di probità indiscussa, e i cui requisiti di esperienza e di idoneità etica sono confacenti ad un ente senza scopo di lucro”: requisiti che avevano fatto sorgere dubbi sull’opportunità della nomina di Spissu, tanto più che – riferisce Sardiniapost – anche l’incarico in Sardaleasing gli era stato congelato per qualche tempo dopo la condanna in primo grado.

Il processo per i rimborsi, peraltro, non è stato l’unico guaio giudiziario di Spissu. Nel 2010, al termine di un lungo processo, il giudice monocratico del Tribunale di Sassari lo condannò a un anno e dieci mesi per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. I finanziamenti erano stati ottenuti dalla Gesam, società che gestisce un futuristico impianto di trattamento rifiuti alle porte della città: secondo la Procura c’erano incongruenze tra le richieste di fondi e le spese realmente sostenute. Spissu era imputato quanto amministratore della società di consulenza Idea Impresa, che curò il business plan per lo stabilimento. Nel 2014 però la Corte d’appello di Sassari, a dieci anni dall’avvio dell’inchiesta, ha dichiarato il reato prescritto.

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