Il concetto di responsabilità esiste in casa Ferrari? È possibile gettare al vento una gara come quella di Monaco che vedeva le due rosse in prima fila e giungere al traguardo con il poleman in quarta posizione? È possibile, come ho già scritto nei precedenti post, perdere ben 52 punti in tre gare e ritrovarsi prima di Monaco da +46 a –6. Ora, dopo Monaco, addirittura a -9! Con la macchina che viene considerata, dagli uomini Ferrari e non solo, la più veloce della griglia, è normale non riuscire a portare una casa una vittoria nelle ultime 4 gare del campionato? Possibile che nessuno si interroghi su quanto l’attuale gestione della squadra stia ottenendo, o per meglio dire, non ottenendo?

Eppure è la stessa gestione che per due anni ha fatto vivere al popolo rosso dispiaceri e delusioni per non essere riusciti a mettere in pista una macchina all’altezza di RedBull e Mercedes. Ora che è riuscita a dar vita ad una monoposto competitiva non si riesce a concretizzare e ad ottenere risultati adeguati alla vettura. Tutto normale? Ci si può chiedere chi è il responsabile di questo momento negativo e a tratti imbarazzante? D’altronde di imbarazzo si deve parlare, dopo quanto visto ieri a Monaco. Nello specifico di quanto accaduto ieri, con due macchine alla testa della gara che bisogno c’era di richiamare Leclerc per un cambio gomme affrettato per montargli le intermedie? Era leader della gara, aveva un vantaggio cospicuo e poteva tranquillamente permettersi di rimanere fuori e attendere il passaggio diretto dalle rain alle slick. Lo stesso Sainz lo aveva richiesto. Lo spagnolo infatti al giro 18 aveva rifiutato il passaggio alle intermedie, e allora perché aspettare addirittura il giro 22 per passarlo alle slick ed accontentarlo? E richiamare, nello stesso giro, anche Leclerc salvo poi correggersi e dirgli di restare fuori quando era già entrato nella corsia box…?

Confusione, improvvisazione, paura di sbagliare: non è la prima volta che si perde una gara per errori di strategia partendo dalla pole position. Ma si sa, non si possono criticare gli ingegneri dal divano da casa, è gente che ha studiato… sì, cosa? Nelle facoltà di ingegneria forse si insegna la “pittologia”? Materia che nel caso uno venisse chiamato a lavorare in Formula 1 potrebbe tornare utile? Forse sfugge che servono persone, o meglio “animali da pista”. Gente capace di interpretare e capire i momenti concitati di una gara, a volte lasciando da parte calcoli sovrumani e modelli simulativi che, in determinate condizioni, creano più incomprensioni che altro. Ricordo che un certo John Barnard, progettista McLaren e Ferrari negli anni ’80 e ’90, non era laureato: eppure le sue macchine stravincevano. Certo, casi limite e a volte difficilmente ripetibili, ma per interpretare i momenti di gara e le strategie di pista a volte serve più l’esperienza e la conoscenza delle corse che i modelli di calcolo sofisticati di modelli ingegneristici o l’entropia e l’entalpia… Ma sono ingegneri, vuoi permetterti di criticarli?

Si tratta di capire – direbbe Crozza, o Binotto – fate voi. Ma si tratta di capire pure di chi sono le responsabilità. Puntare il dito non sarà simpatico, ma a volte è utile se non indispensabile. Per molto meno, altri sono stati rimossi da certe posizioni; in Ferrari invece si prosegue imperterriti. Normali due anni di insuccessi (colpa del fato, mai di qualcuno), normale avere la macchina più competitiva e non vincere (colpa del meteo, del traffico), normale avere una gestione fallimentare (colpa degli altri che forse son più bravi, direi io…). Perdonatemi lo sfogo, ma vedere una Ferrari così fa male e non riesco a digerire chi per errori o incompetenza fa il male di questa gloriosa e storica scuderia.

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