La satira irrompe nella campagna elettorale di Palermo: “Forza Mafia”, “Make mafia great again”, “Democrazia collusa”. Sono le scritte che campeggiano nei manifesti elettorali fake che hanno tappezzato pensiline e muri del centro storico del capoluogo siciliano, dal Cassaro a via Roma. Una provocazione, rivendicata dal collettivo artistico Offline Corporation, che affonda il coltello nelle polemiche degli ultimi giorni, riguardo al ritorno in politica di due condannati: Marcello Dell’Utri e di Totò Cuffaro, il primo per concorso esterno e il secondo per favoreggiamento alla mafia. Uno, Dell’Utri, muovendo le fila dietro le quinte del partito che contribuì a fondare: Forza Italia. L’altro, Cuffaro, rifondando la Democrazia Cristiana, le cui bandiere venerdì sera venivano sventolate dentro la gremita multisala Politeama. Entrambi hanno dato un forte imprinting alla decisione di convergere sul candidato proposto dall’Udc, Roberto Lagalla. Il loro redivivo impegno ha scatenato le reazioni dei parenti delle vittime da Maria Falcone ad Alfredo Morvillo e del Centro Pio La Torre. Una polemica che non accenna a placarsi, anche in vista del trentennale delle stragi e della commemorazione il 23 maggio di quella di Capaci, ormai alle porte.

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