In bilico tra buone intenzioni e pessime conclusioni. In pieno clima di campagna elettorale, prossima al voto per il nuovo sindaco, Palermo si è svegliata impacchettata da finti manifesti elettorali che, per esprimere disapprovazione nei confronti dei candidati sulle cui spalle gravano condanne per mafia, giocano d’iperbole inneggiando “Forza Mafia” e “Make Mafia great again”. L’operazione, ma dovremmo dire “l’opera”, è stata rivendicata dal collettivo artistico Offline Corporation, mai sentito in verità, ma il benvenuto all’arte e alla libera espressione non si nega mai. Anche quando non la si comprende o non la si condivide.

Giusto protestare, ma se l’arte scivola sull’ovvio e semplifica scegliendo simboli da crocifiggere (a torto o a ragione), non fa un bel servizio a se stessa e svilisce il ruolo di denuncia sociale che si era preposta.

L’obiettivo di questa campagna, come spesso accade, sono le liste. In particolar modo la presenza di candidati con la fedina penale sporca. Due nomi su tutti: Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri. Una questione che riguarda l’etica dei singoli partiti che hanno deciso di metterli in lista e non la legge che – al contrario e direi anche per fortuna – considera riabilitato chiunque abbia pagato il suo conto con la giustizia (reati di mafia inclusi).

Sul punto si può discutere, si può invocare una modifica di legge (complicata, siamo uno stato di diritto), si può obiettare, sensibilizzare partiti e cittadini, ma non si può banalizzare. Le liste pulite sono una questione seria, fondamento di una democrazia sana e chi ha voglia e sente dentro un sacro fuoco di giustizia e legalità per battersi su questo, ha tutta la mia stima e profonda ammirazione. Ciò che fa la differenza però è il metodo.

Troppe volte ho letto, visto e sentito la questione antimafia ridotta a simbolo. Slogan vacui che fanno titolo, bandierine che svolazzano davanti all’eroe di turno da ricordare, t-shirt stampate, marketing, passerelle e tanta voglia di successo personale. Una parola, quella dell’antimafia, talmente abusata, brutalizzata, deviata e mal interpretata (persino mal applicata, come dimostrano alcune inchieste) che il primo a dire che andrebbe messa al bando è Don Ciotti!

I manifesti che il collettivo ha affisso hanno sicuramente ottenuto attenzione e rilancio mediatico, ma al fine della battaglia intrinseca di legalità, temo non abbiano spostato di una virgola le “sensibilità” politiche. Più probabile che quel “Forza mafia” nei prossimi giorni diventi lo sfondo per i selfie dei più giovani, dei più buontemponi e dei più coglioni.

E allora caro collettivo, io ti scrivo e ti sfido in ciò che credo sia l’intento comune: “Make Antimafia great again”, perché così non si va tanto lontani!

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