Ovazione e cori da stadio all’ingresso di Attilio Fontana nell’Aula del Consiglio regionale, a Milano. Il presidente della Regione Lombardia è tornato per la prima volta al Pirellone dopo il proscioglimento per il caso camici: la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Varese con l’accusa di frode per la fornitura, poi trasformata in donazione, da più di mezzo milione di euro di dispositivi sanitari all’azienda Dama, per il 90% in mano al cognato, Andrea Dini, e per il 10% in mano a sua moglie, Roberta Dini. Ma la scorsa settimana la gup, Chiara Valori, ha stabilito che “il fatto non sussiste”.

Così quando Fontana è entrato in Aula, i consiglieri della Lega hanno indossato una maglietta bianca con stampata una foto del presidente e, sotto, la scritta “giustizia è fatta, ora chiedete scusa”. Una maglietta, peraltro, è stata consegnata a Fontana, che ha fatto una foto coi consiglieri del Carroccio, mentre questi intonavano diversi cori, tra cui il classico: “C’è solo un presidente”. Nel frattempo, come risposta, i componenti del Movimento 5 stelle hanno mostrato i cartelli con scritto “niente scuse, avete fallito” e “ai lombardi la sentenza”.

Insomma, la Lega è tornata a far quadrato intorno a quello che a oggi sembra il candidato favorito nel centrodestra per elezioni del 2023. “Tra qualche settimana scioglierò la riserva – ha detto un Fontana sorridente – quando lo farò convocherò una conferenza stampa”. “Siamo contenti per come la vicenda si sia risolta dal punto di vista giudiziario – ha detto Massimo De Rosa dei 5 stelle – perché in caso diverso sarebbe stato un ulteriore danno d’immagine per la Lombardia. Voglio sottolineare, però, che non vuol dire che vada tutto bene se non c’è stato un risvolto penale. Come minimo la vicenda dei camici è stata gestita in modo superficiale. Gli errori politici in questi anni sono stati evidenti, ci aspettiamo che la maggioranza si scusi coi lombardi”.

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