“È il mio ultimo Giro, la mia ultima stagione”. L’ha voluto dire nella sua città, a Messina, con mamma Giovanna e papà Salvatore presenti. Vincenzo Nibali a fine anno lascerà il ciclismo. Emozionato, commosso, ancora una volta ha sorpreso tutti facendo scattare questo malinconico conto alla rovescia. Le sue lacrime davanti alle immagini dei successi mostrategli al Processo alla Tappa hanno confermato quanto Vincenzo sappia dare emozioni. Quasi per farsi forza il più possibile, l’ha annunciato davanti alla sua gente, sul palco del Processo alla Tappa e la trasmissione storica legata alla Corsa Rosa ha tributato un grande omaggio a un campione che la storia in rosa, e non solo, l’ha fatta davvero. La farà ancora fino a Verona e da adesso in poi i chilometri da percorrere sembreranno troppo pochi per chi vorrà salutarlo, all’arrivo o al traguardo di ogni tappa, di ogni corsa.

Abbracciamocelo ancora per qualche mese, anche perché di ciclisti italiani come Nibali all’orizzonte non se ne vedono. Godiamocelo e tifiamo per lui come non mai per queste ultime pedalate. Tifare per lui è tifare per il ragazzo siciliano che lascia casa per diventare un campione attraverso i sacrifici, la lontananza dalla famiglia d’origine prima e da quella che si è costruito poi. Il tempo del ciclista è sacrificio, e gli affetti familiari sono il primo motivo che spiegano questo addio. A novembre Nibali compirà 38 anni, e anche se le gambe non sono quelle di qualche anno fa, il tempo per conquistare qualche altro traguardo per congedarsi a modo suo c’è. Auguriamoglielo e aspettiamocelo, perché il furore e il coraggio sono quelli di sempre, me lo aspetto già battagliare in questo che sarà il suo ultimo Giro d’Italia, da oggi, forse libero da un peso mentale che avrà custodito per giorni, settimane, forse mesi.

Fermarsi, anche se dopo ben 18 anni di professionismo, non è facile, non lo è mai, nemmeno per chi ha vinto come pochi e ha pochi rimpianti in carriera. Dovrei fare l’elenco dei successi e di quelle due o tre corse che ha sfiorato ma non lo faccio, perché sono troppo tifoso e aspetto che lo “Squalo dello Stretto” azzanni qualche altra corsa regalandoci ancora sogni su due ruote.

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