L’ennesimo colpo di scena alla fine è arrivato: il centrodestra si ricompone e converge su un unico nome. Sarà l’ex rettore Roberto Lagalla il candidato di tutta la coalizione alle Amministrative di Palermo. Dopo giorni di intense trattative, soprattutto di tira e molla (l’accordo sembrava certo già lo scorso sabato ma è stato sconfessato in extremis da Forza Italia) il candidato di Fi, Francesco Cascio, fa un passo indietro e lascia la corsa a sindaco in favore dell’ex rettore, per diventarne assessore. È questa la mossa finale di Forza Italia, arrivata a sorpresa, dopo l’annuncio di lunedì sera che per definire l’accordo sarebbero state necessarie altre 24 ore di trattative. Il mattino seguente Fi ha spiazzato il resto della coalizione, bruciando i tempi e dando l’annuncio senza arrivare a un accordo sulle Regionali, convergendo su Lagalla, dunque, senza garantire a Fratelli d’Italia la ricandidatura del presidente uscente. Una mossa che ufficializza la ritrovata compattezza del centrodestra ma che certifica al contempo come sia ancora lontano un vero e proprio disgelo tra i partiti.

Il vero campo da gioco era (e resta) infatti quello delle Regionali (si voterà il 12 giugno per le Amministrative e in autunno per rinnovare il governo siciliano): su questo si erano incancrenite le posizioni. L’attuale presidente della Regione, Nello Musumeci, sostenuto da Fdi, aspira a una ricandidatura, avversata da una parte del centrodestra che fa capo al coordinatore regionale di Fi, Gianfranco Micciché. Dopo settimane di dichiarazioni incrociate e al vetriolo tra i due, quella di ritirare Cascio per convergere su Lagalla è di certo una mossa molto sofferta per Micciché, soprattutto perché il sostegno all’ex rettore sembra a tutti gli effetti il viatico per l’appoggio a Musumeci: Lagalla è stato infatti assessore della giunta in pectore fino a quando ha deciso di dimettersi per correre a sindaco di Palermo. Nonostante questo, la scelta del forzista di convergere su questo candidato pare fosse inevitabile: “Quella che è oggi una sconfitta rischiava di essere una disfatta, una Waterloo domani”, dice un grande esperto di politica siciliana. Le chances di vittoria di Cascio su Lagalla sembravano, infatti, molto risicate, soprattutto dopo la scelta di Totò Cuffaro, che gode ancora di un forte consenso nel mondo della sanità siciliana, di convergere sull’ex rettore. È stato proprio l’appoggio dell’ex presidente della Regione a fare infine pendere la bilancia verso l’accordo. In un primo momento, infatti, sembrava che Cuffaro (che ha scontato una condanna per favoreggiamento) avrebbe offerto il suo sostegno alla candidatura di Francesco Cascio, il medico ex presidente dell’Ars, su cui stava puntando tutte le sue fiches il coordinatore di Forza Italia. Domenica 25 aprile, invece, proprio quando Cascio presentava la sua candidatura, Cuffaro ha fatto mancare la sua presenza e pochi giorni dopo ha ufficializzato il suo appoggio a Lagalla. Un passaggio cruciale che ha segnato un netto sbilanciamento a favore dell’ex rettore, che aveva peraltro, già avuto l’endorsement di Marcello Dell’Utri che, tornato a occuparsi di politica dopo avere scontato la pena per concorso esterno, aveva dichiarato la sua preferenza: “Ritengo che Roberto Lagalla sarebbe un ottimo sindaco”, aveva detto l’ex senatore forzista.

È così che il braccio di ferro tra Fi e Lega da un lato e Fdi dall’altro è finito (per il momento) e dalla strettoia in cui si era infilato nelle ultime settimane il centrodestra ad uscirne vittorioso è il partito di Giorgia Meloni, perlomeno su Palermo. Un passo indietro sul capoluogo per andare all’incasso sulla Regione? Micciché in realtà avrebbe già deposto le armi anche sul fronte Regionali, così almeno trapela dagli alti vertici di Fratelli d’Italia. Intanto è così che Ignazio La Russa, delegato a dirimere le questioni siciliane per Fdi, saluta l’accordo su Palermo: “Sono lieto che Fi e Lega abbiano accolto il nostro appello a convergere su Lagalla. È ovvio che accanto all’esplicito sostegno a Musumeci per le Regionali da parte delle forze che già sostengono Lagalla, e significativamente dello stesso candidato sindaco, ci aspettiamo si formalizzi anche il sostegno di tutto il centrodestra. Che non potrebbe essere a Palermo unito alle Comunali e diviso alle Regionali. Toccherà poi al vicino vertice nazionale dare la parola definitiva sulle alleanze per le imminenti elezioni in tutta Italia”. Un incontro tra i vertici nazionali del centrodestra, che dovrebbe avvenire presto, questo dice La Russa, e solo così si potrà davvero dire se saranno ricomposte le fratture della coalizione. Dopo l’elezione del presidente della Repubblica, lo scorso gennaio, il gelo tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini si era proiettato sulle elezioni siciliane, diventate il nuovo terreno di scontro per la leadership. La convergenza su Lagalla sembra quindi annunciare solo una tregua, in attesa dell’incontro dei vertici nazionali. Intanto, la ritrovata unità del centrodestra sulle Amministrative mostra uno schieramento degno di una vera e propria armata: oltre Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, Lagalla – candidato dall’Udc – può contare anche su Autonomisti, Coraggio Italia, Noi con L’Italia e la Nuova democrazia cristiana di Totò Cuffaro. Si sfila invece Italia Viva: nelle scorse settimane il candidato renziano, il senatore Davide Faraone, si era ritirato dalla corsa proprio per sostenere Lagalla, ma in un intervento radiofonico stamattina Matteo Renzi ha annunciato che l’appoggio non ci sarà più: “Se a Palermo su Roberto Lagalla si ricostruisce il centrodestra siciliano, noi non ci saremo”. Il nuovo scenario senza dubbio smorza gli entusiasmi nel centrosinistra, partito in anticipo, trovando subito l’accordo sull’architetto Franco Miceli. Ma per la coalizione di Sinistra, M5s e Pd, la corsa verso la guida del capoluogo siciliano è adesso tutta in salita.

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