Se ne sono andati in polemica con la presidenza M5s, accusandola di non dare la priorità al salario minimo, una delle battaglie più care al Movimento e riportata al centro dell’agenda pentastellata dal leader Giuseppe Conte appena tre giorni fa, per la ricorrenza della Festa dei lavoratori. In una giornata in cui l’ex premier e il segretario del Pd Enrico Letta si sono già punzecchiati a distanza su altri temi, i membri dem della commissione Lavoro ‘strappano’ e gettano la palla nel campo del Movimento. “Non accettiamo più provocazioni da parte di Conte, che è tornato sul tema anche il Primo Maggio”, esordiscono il capogruppo Mauro Laus e Valeria Fedeli riferendosi al presidente del M5s che il Primo Maggio aveva indicato la misura come necessaria per dare “risposte” a una “rabbia che monta” e chiesto alle altre forze politiche di accelerare sulla norma.

“Oggi, all’inizio dei lavori della commissione Lavoro, abbiamo chiesto alla presidenza” che è nelle mani della pentastellata Susy Matrisciano “di mettere al primo punto all’ordine del giorno delle prossime riunioni i disegni di legge sulla giusta retribuzione e sul salario minino, per arrivare finalmente all’approvazione di un testo contro il lavoro povero, che è per noi un’assoluta priorità”, continuano spiegando di aver quindi deciso di non partecipare al resto della seduta di lavori. “È da tempo infatti che la commissione è impegnata su questo tema, a partire anche da un disegno di legge del Pd, e non possiamo più aspettare”, continuano Laus e Fedeli nella loro presa di posizione – condivisa anche da Tommaso Cerno, oggi assente – chiedendo a Matrisciano di “sbloccare i lavori” e “dire una parola di chiarezza sulle bugie di cui siamo accusati, visto che come Pd siamo stati sempre in prima linea per sollecitare l’attività parlamentare e licenziare una legge”.

Una “sollecitazione” che la presidente pentastellata dice di accogliere “con estremo piacere” annunciando che “la prossima settimana sarà il primo punto all’ordine del giorno dei lavori”, visto che è “ormai sotto gli occhi di tutti, che si tratta di un provvedimento non più rinviabile ed estremamente importante”. Matrisciano prosegue: “Confido nella sensibilità dei commissari, che già in passato su molti temi in discussione hanno saputo superare steccati e barriere ideologiche per rispondere alle esigenze dei cittadini”. Ma Fedeli e Laus tornano anche sulle parole di Conte e le “critiche” degli scorsi giorni definendole “quanto mai fuori luogo” perché “vogliamo l’approvazione di una legge sulla giusta retribuzione da sempre”. E quindi attaccano: “Lui è stato premier, anche in un governo in cui il Pd era all’opposizione, e avrebbe potuto approvare il salario minimo, così come ha fatto con altri provvedimenti che a lui interessavano “.

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