Fino all’autunno scorso era il timore di una nuova variante di Sars Cov 2 – dopo Alfa e Delta – a tenere in allerta scienziati e autorità sanitarie di tutto il mondo. Poi lo scorso novembre, in Sudafrica e Botswana, era stata sequenziata Omicron, responsabile dell’impennata di contagi prima nel paese africano, poi in Gran Bretagna e infine nel resto d’Europa e del mondo. Più veloce e più contagiosa Omicron ha generato sottovarianti e ha dimostrato di potersi ricombinare con esse o anche con Delta. Gli scienziati giapponesi avevano ipotizzato che la versione 2 del mutante potesse essere più contagiosa e avesse caratteristiche tali da dover essere considerata una variante a sé, mai nei giorni scorsi è stato ipotizzato che Omicron, nelle sue versioni 4 e 5, sia addirittura capace di reinfettare chi è stato contagiato dalla versione 1. Questa capacità – ipotizzata in uno studio coordinato dall’Africa Health Research Institute di Durban in Sudafrica e pubblicato su medRxiv quindi senza revisione – potrebbe comportare due generi di problemi: l’allontanarsi definitivo di raggiungere il sempre più sfuggente obiettivo dell’immunità di gregge (che da tempo era considerato improbabile da virologi ed epidemiologi) e anche l’effettività capacità dei nuovi vaccini – ricalibrati su Omicron e in fase di messa a punto da parte di Pfizer e Moderna – di arginare le nuove ondate dell’epidemia. Soprattutto in vista del prossimo autunno.

Questa evoluzione senza tregua del virus “pone grandi sfide all’immunità di gregge” contro Covid-19 “e suggerisce che richiami fatti con vaccini mirati su BA.1 potrebbero non essere l’ideale per ottenere una protezione a largo spettro” secondo uno studio cinese diffuso sulla piattaforma pre-print bioRxiv, quindi senza revisione. Una ricerca – commenta su Twitter lo scienziato americano Eric Topol, direttore e fondatore dello Scripps Research Translational Institute, docente di Medicina molecolare – che offre “una prima valutazione della fuga immunitaria” di BA.2.12.1, sottovariante che sta complicando la lotta a Covid negli Usa, e delle Omicron 4 e 5 (BA.4 e BA.5) che in Sudafrica stanno alimentando i timori di una quinta ondata epidemica. “Rispetto a BA.2 – spiegano gli autori in un passaggio – BA.2.12.1, BA.4 e BA.5 mostrano una fuga immunitaria più forte dal plasma dei vaccinati con 3 dosi e, più sorprendentemente, dei convalescenti BA.1 vaccinati”.

Sulla base delle evidenze ad oggi disponibili, Topol riassume le caratteristiche delle ultime versioni di Omicron. Rispetto a BA.2 (già il 30% più trasmissibile di BA.1), BA.2.12.1 viene indicata come più contagiosa di un 25%, mentre BA.4 e BA.5 del 10% circa. Quanto alla capacità di ‘bucare’ l’immunità, se per BA.2 il potere di fuga immunitaria viene indicato con un segno +, per BA.2.12.1 e BA.4/5 è quantificato in 3 segni +, quindi 3 volte tanto. Ancora da valutare l’efficacia precisa di 2 o 3 dosi di vaccino contro il rischio di ricovero per BA.2.12.1 e BA.4/5, calcolato all’83% e al 50% rispettivamente per BA.2. E da un grafico pubblicato dallo scienziato si vede come il virus abbia intrapreso una sorta di scalata verso picchi di contagiosità sempre più performanti, tanto da fare definire questa capaacità di come formidabile.

Secondo gli scienziati sudafricani chi si è ammalato di Covid-19 contraendo Omicron BA.1 ha solo una piccola protezione nei confronti delle sotto-varianti BA.4 e BA.5. Specie se non è vaccinato. I ricercatori hanno verificato la capacità di neutralizzare le due varianti con il siero di 39 persone che avevano contratto Omicron BA.1: 24 di loro non erano vaccinate, le rimanenti 15 si erano ammalate nonostante avessero ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech o Janssen (Johnson&Johnson). Il siero era stato prelevato in media 23 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, “corrispondente al momento in cui l’immunità neutralizzante contro Omicron BA.1 si sviluppa e raggiunge il massimo”. Lo studio ha rilevato nei non vaccinati un calo della capacità neutralizzante di 36 volte contro BA.4 e 37 contro BA.5 rispetto alla sotto-variante BA.1. Più contenuto il calo di protezione nelle persone vaccinate: in tal caso si è osservata una riduzione 3,2 volte contro BA.4 e 2,6 volte contro BA.5. In termini assoluti, tra vaccinati e non vaccinati, si è osservata una differenza protettiva di circa 5 volte. Ciò fa pensare, secondo i ricercatori, che “BA.4 e BA.5 abbiano il potenziale per provocare una nuova ondata di infezione”. Come abbiamo imparato difficilmente una variante efficiente non si diffonde velocemente in tutto il resto del mondo. Ba.4 è stata isolata e genotipizzata presso il laboratorio di Microbiologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, quattro giorni fa.

“Stiamo assistendo a un aumento dei casi Covid segnalati” nella regione delle Americhe e in quella africana, “guidato dalle sottovarianti di Omicron”. Nello specifico, “gli scienziati sudafricani che hanno identificato Omicron alla fine dell’anno scorso, hanno ora segnalato altre due sottovarianti di Omicron, BA.4 e BA.5, come la ragione di un picco” registrato “nei casi in Sudafrica. È troppo presto per sapere se queste nuove sottovarianti possono causare malattie più gravi rispetto ad altre sottovarianti Omicron, ma i primi dati suggeriscono che la vaccinazione rimane protettiva contro malattie gravi e morte” ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus parlando appunto delle new entry nella famiglia della variante di Sars-CoV-2 dominante, fra cui c’è anche quella che negli Usa è additata come la responsabile dell’aumento di contagi (e dell’innalzamento del livello di allerta) a New York, BA.2.12.1.

Lo studio su BiorXiv

Lo studio su MedRxiv

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