Twitter adotta una poison pill per difendersi dalle offerte ostile e per mettersi al riparo da Elon Musk che ha annunciato l’intenzione di lanciare un’ opa ostile sul social media. Il piano scatta se un’entità, una persona o un gruppo acquisisce il 15% o più delle azioni in circolazione in una transazione non approvata dal board. “Il consiglio di amministrazione di Twitter avrebbe una enorme responsabilità nel caso in cui infrangesse i doveri fiduciari agendo contro gli interessi degli azionisti” aveva affermato Musk rispondendo a chi gli chiedeva un commento su una possibile poison pill poco prima che venisse approvata. Tipicamente la “pillola velenosa” prende la forma di diritti attribuiti ai soci esistenti per l’acquisto di ulteriori azioni a sconto. Una strategia rischiosa per la stessa società oggetto di scalata e pertanto impiegata solo quando si intende andare allo scontro duro.

Il “piano A” di Elon Musk per lo sviluppo di Twitter è piuttosto semplice: liberi tutti. Niente moderazione e controllo dei contenuti, libertà di parola sempre e comunque, anche in caso di affermazioni mendaci e/o ingiuriose. Ci penseranno, nel caso, i tribunali. Secondo il patron di Tesla in questo modo si possono sfruttare appieno le potenzialità della piattaforma e trasformarla in un baluardo della democrazia. Così, dopo essersi comprato il 9% della società senza avvisare la Sec (l’autorità che viglia sui mercati statunitensi) e risparmiando così qualche centinaio di milioni, Musk ha annunciato un’offerta sulla totalità delle azioni a 54,2 dollari l’una, il 38% in più rispetto al valore dei titoli alla vigilia dell’annuncio. Se tutti aderissero l’imprenditore, nonché uomo più ricco del mondo grazie al valore delle sue quote in Tesla, dovrebbe pagare circa 36 miliardi di dollari. Musk ha assicurato che esiste anche un “piano B” da mettere in campo se gli attuali proprietari di Twitter dovessero opporsi all’offerta. Il mercato ci crede ma fino a un certo punto. Le azioni sono salite fino a quasi 50 dollari dopo che si è saputo che Musk aveva acquistato il 9% ma sono poi ridiscese fino a 45 dollari, lontane dal valore dell’offerta. Significa che i dubbi sulla reale determinazione di Musk ci sono.

Al momento, tolto Musk, i principali azionisti di Twitter sono il fondo Vanguard, salito fino al 10,3%, Morgan Stanley (8%), Blackrock (4,5%), State Street (4,4%) e Aristotle capital management, Ark e Fidelity. Sono i soliti pesi massimi della finanza statunitense che hanno partecipazioni quasi ovunque. L’offerta di Musk è stata accolta con freddezza. Il principe saudita Alwaleed bin Talal, azionista di Twitter tramite Kingdom Holding Company dal 2015 con una quota del 5,2%, ha affermato che la proposta di Musk è lontana dal vero valore della piattaforma. Pure, va detto, Twitter non è certo una macchina da utili, anzi i profitti si sono visti piuttosto di rado.

Ma la strategia del patron di Tesla è vista come fumo negli occhi. Anche perché potrebbe diventare un boomerang. Come ha spiegato a Bloomberg Joshua Lowcock, dirigente della società di media UM worldwide: “Twitter potrebbe diventare un luogo tossico, una comunità malsana” aggiungendo che la carenza di moderazione sarebbe fonte di preoccupazione per inserzionisti attenti al marchio e terrorizzati dalla possibilità che i loro loghi compaiano accanto a post controversi. Il 90% dei circa 5 miliardi di dollari di ricavi annui di Twitter provengono dalla pubblicità. L’ex amministratore delegato e fondatore del social media, Jack Dorsey “ha dato la priorità alla qualità dei contenuti della piattaforma e questo è stato molto apprezzato dagli inserzionisti”, ha puntualizzato Lowcock. Secondo qualche analista, a meno che Musk non prenda in considerazione la possibilità di attingere direttamente dalla propria ricchezza personale, non è così scontato che sia davvero in grado di raccogliere i fondi necessari ad andare allo scontro. L’imprenditore non è nuovo a bluff.

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