E’ il giorno della contro offerta per Atlantia, la holding controllata al 33% dalla famiglia Benetton che ha recentemente venduto il suo 88% di Autostrade per l’Italia a Cassa depositi prestiti e i fondi Blackstone e Macquaire incassando 8 miliardi di euro. Soldi che fanno gola e che hanno indotto l’imprenditore spagnolo e presidente di Acs Florentino Perez (già socio dei Benetton in Abertis) a imbastire una cordata insieme ai fondi Gip (Global infrastructure partners) e Brookfield per mettere le mani sulla società. La prospettiva non piace ai Benetton che con il supporto di Blackstone hanno orchestrato un’operazione per togliere Atlantia dalla borsa rilevandone tutte le azioni. Questa mattina si tiene il Cda di Edizione (il nome dell’entità con cui i Benetton controllano le azioni Altlantia) per dare via libera all’operazione.

I titoli a piazza Affari attendono sviluppi, poco mossi e vicini ai 22 euro per azione, il presunto prezzo dell’offerta. Da quando Perez ha comunicato le sue intenzioni le azioni di Atlantia hanno guadagnato circa il 20%. E qui c’è un aspetto curioso: dopo la tragedia del ponte Morandi, lo Stato ha pagato ad Atlantia circa 8 miliardi di euro per comprarsi la sua quota di Autostrade. La società userà 2 di questi miliardi per riacquistare azioni proprie (quindi spingendo il valore dei titoli e della quota dei Benetton), 950 milioni di euro serviranno per rilevare il 100% di Yunex, società della tedesca Siemens che realizza sistemi per la gestione intelligente del traffico. Altri 5 miliardi restano a disposizione. Questa situazione finanziaria ha reso il gruppo molto appetibile per gli investitori, disposti a pagare premi significativi per portarselo a casa. A beneficiarne sono tutti i soci, Benetton in primis. Una volta perfezionata la cessione di Autostrade la holding, che vale in borsa 19 miliardi di euro, avrà comunque in portafoglio tratte autostradali in Spagna, Cile, Brasile e Messico oltre agli aeroporti di Roma, Nizza e Bologna oltre al 51% del gruppo Telepass. Gli altri azionisti si peso della società sono il fondo sovrano di Singapore Gic (8%), il gruppo bancario inglese Hsbc (5%) e Fondazione cassa risparmio di Torino. Gic e Crt dovrebbero partecipare alla contro offerta.

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