“Al momento noi riteniamo che sia stato ovviamente un eccidio, poi sulle responsabilità dobbiamo essere molto attenti, molto cauti. Anche perché, se ci sono situazioni che possono essere rappresentate in maniera diversa, la lesione che si produce alla credibilità di una narrazione è devastante”. Ha risposto così Franco Gabrielli, uno dei più apprezzati funzionari dello Stato – già capo della Polizia, della Protezione civile e dei servizi segreti per l’estero, ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza della Repubblica – alla domanda di Barbara Palombelli che durante la trasmissione Stasera Italia, su Rete 4, gli ha chiesto che idea si fosse fatto del massacro di Bucha, documentato dalle immagini dei cadaveri per le strade della città ucraina liberata dai russi.

Parole ben più dubitative di quelle spese sulla stessa vicenda dall’Anpi, che in una nota diffusa nei giorni scorsi condannava “fermamente il massacro in attesa di una commissione d’inchiesta internazionale guidata dall’Onu e formata da rappresentanti di Paesi neutrali” che potesse ricostruire “cosa davvero è avvenuto, perché è avvenuto, chi sono i responsabili”, e per questo era stata fortemente criticata, tanto che il presidente Gianfranco Pagliarulo aveva dovuto fare pubblica ammenda in un’intervista. “Atteniamoci ai fatti, atteniamoci alle immagini e atteniamoci soprattutto al racconto di chi sta sul campo, perché io considero fondamentale il ruolo di un’informazione libera che trasmette sensazioni, immagini, testimonianze, avendo sempre presente che le guerre portano con sè orme di degenerazione e di mistificazione”, ha detto Gabrielli. “La cosa da cui rifuggo sempre – ha aggiunto – è il tentativo di dare risposte semplici a problemi complessi“, soprattutto quando quelle risposte sono dettate da “schieramenti o impostazioni preconcette: rischiano di produrre danni allo stesso schieramento” che le propaganda. Gabrielli ricorda che “la propaganda è sempre esistita, in queste vicende bisogna spogliarsi di una certa sicumera, di un certo manicheismo. Bisogna essere attenti, avere la possibilità di confrontare più fonti”.

La nostra intelligence, ha detto, sta gestendo la vicenda ucraina “in forte collaborazione con i servizi collegati: fin dall’inizio la questione è stata seguita da un quintetto di Paesi dell’alleanza atlantica, gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e l’Italia. Noi siamo parte di un sistema più ampio e usufruiamo di imformazioni che altri servizi sono in condizione di fornirci con più precisione”. Gli episodi di degenerazione violenta del conflitto anche nel nostro Paese (come l’incendio alla villa del presentatore russo sul lago di Como) sono “indice di qualcosa che sta covando sotto la cenere e sono all’attenzione delle forze di polizia e dell’apparato d’intelligence”, e “non vanno nè amplificate nè sottovalutate”.

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