Mentre il governo è impegnato ad affrontare l’emergenza della guerra in Ucraina, la maggioranza arriva quasi alle mani in commissione alla Camera su uno dei provvedimenti cruciali per l’attuazione del Recovery plan. Si parla della delega fiscale, incagliata da mesi a causa dell’opposizione dell’intero centrodestra sulla revisione del catasto e ora su un emendamento che a detta della Lega fa temere un possibile aumento delle aliquote sui redditi da capitale – nonostante una clausola di salvaguardia che garantisce l’invarianza della pressione tributaria. Mercoledì sera, dopo l’ultimo no al tentativo di mediazione del Tesoro e mentre il premier Mario Draghi in conferenza stampa annunciava di non escludere il ricorso alla fiducia in aula dove il testo è atteso il 19 aprile, si è deciso di procedere al voto di tutti gli emendamenti dei partiti andando al muro contro muro. La tensione è via via salita – con tanto di intervento dei commessi per sedare gli animi – fino alla decisione di sconvocare tutte le prossime sedute prendendo atto del fatto che non ci sono i numeri per proseguire. Ora la Lega e gli altri partiti del centrodestra di governo chiedono un incontro a Draghi. Matteo Salvini chiede addirittura di “ragionarne con il Presidente Mattarella“. Il Pd li accusa – come aveva fatto ieri il Movimento 5 Stelle – di mettere a rischio il governo e parla di “falsità“, perché nella delega fiscale non è previsto alcun aumento delle tasse.

“Noi le abbiamo già fatte tutte, ora le mediazioni devono essere al livello del presidente del Consiglio”, allarga le braccia il presidente della commissione Luigi Marattin (Iv), che stanotte durante l’ufficio di presidenza aveva anticipato la necessità di “un chiarimento politico”. Mercoledì sera, quando è iniziata la riunione che era slittata dalle 13:30 alle 19, una proposta leghista è stata respinta per un voto di scarto. Sulla seconda si è registrato un pareggio (che in commissione vale comunque come bocciatura) perché a differenza di un mese fa, quando il suo voto aveva salvato per un soffio il governo, ha votato con il centrodestra il deputato di NcI Alessandro Colucci. A quel punto, ha raccontato via Twitter il deputato leghista Claudio Borghi, a fronte del fatto che il Pd con l’integrazione decisa dalla presidenza della Camera a marzo ha ottenuto un commissario in più anche il Carroccio ha chiesto il ricalcolo dei resti e si è visto assegnare una persona in più.

“Marattin ha dato lettura della sostituzione nel mezzo della seduta. Io che ero lì per vedere come andava e sono immediatamente subentrato”, ha scritto Borghi. “Il centrodestra è passato da avere un voto in meno ad avere un voto in più”. A quel punto, è la sua ricostruzione, Marattin “ha provato a sospendere la seduta” e rinviarla prima che andasse al voto un emendamento della Lega – con parere contrario del governo – che prevede l’esenzione Imu per le case inagibili o occupate abusivamente. L’Ansa riferisce però che la Lega ha tentato un blitz chiedendo il voto mentre l’assenza di alcuni deputati del M5s, usciti brevemente dall’aula, rischiava di mandare sotto l’esecutivo. Lì è scattata la bagarre: Alessio Villarosa del gruppo Misto se l’è presa con Marattin e fra i più agitati viene descritto Marco Osnato, di FdI. Parte della scena dei disordini è ripresa in un video pubblicato su Instagram dal deputato di FI Sestino Giacomoni, secondo il quale “si è scatenato l’inferno”.

Nel pomeriggio palazzo Chigi lascia trapelare parole per ribadire l’orientamento del governo. Il Governo non ha alcuna intenzione di aumentare le tasse. Il Presidente Draghi ha dichiarato più volte questo impegno sin dall’inizio del suo mandato, in Parlamento, in incontri pubblici con il mondo imprenditoriale e industriale, ai vertici internazionali e anche nei vari confronti con i leader delle forze di maggioranza. Nel caso della delega fiscale il presidente Draghi ha specificato, anche di recente, che il provvedimento non porta incrementi sull’imposizione fiscale degli immobili regolarmente accatastati. Nessuno pagherà più tasse. Il governo non tocca le case degli italiani. E lo stesso sarà per gli affitti e per i risparmi
La prossima settimana sono previsti incontri con i leader dei partiti del centrodestra di governo.

Nel merito, oltre alla revisione del catasto considerata necessaria da tutti gli analisti per questione di equità – e vincolata peraltro, nella stessa delega, all’invarianza di gettito – il centrodestra contesta l’evoluzione verso un modello fiscale duale, con la stessa aliquota proporzionale per i redditi derivanti dall’impiego del capitale, anche nel mercato immobiliare, e l’Irpef progressiva su quelli da lavoro. Ma questo era previsto già dal documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla riforma Irpef approvato dalla Commissione lo scorso 30 giugno, con il benestare di tutta la maggioranza. E va di pari passo con il mantenimento per due anni della flat tax cara alla Lega, accompagnata da uno scivolo per superarla. Secondo Marattin “è forte il sospetto che queste cose servano a sabotare la riforma fiscale, perché il fisco deve rimanere sui manifesti elettorali, e che nell’avvicinarsi delle elezioni qualcuno voglia tenersi le mani libere per promettere il Paese di Bengodi”.

Ora la palla passa al governo, che dovrà decidere come risolvere l’impasse. “La volontà è di ripristinare una situazione di accordo, che al momento non vedo”, ha detto la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra sul finire della seduta della commissione Finanze. “Si è cercato in ogni modo di trovare un accordo il più possibile inclusivo per modificare la delega. Questa situazione è in stallo, ma la proposta è ancora aperta, e abbiamo accantonato 90 emendamenti riformulabili. La proposta è andare avanti con il testo base o con un accordo complessivo”. Draghi in conferenza stampa aveva detto che l’opposizione della Lega era “prevista. Andremo avanti, non è la prima volta che si oppone. È stata vinta dal governo due volte, speriamo di vincerla di nuovo”. La tensione è alta come un mese fa, quando il governo definì la delega e in particolare la revisione del catasto “un prerequisito” per portare avanti la propria azione. Lega e FI puntano i piedi, secondo l’asse definito nei giorni scorsi da Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, all’insegna del ‘no a nuove tasse’ sulla casa, sugli affitti e sui titoli di Stato. E pretendono sia che i decreti delegati debbano tornare in Parlamento per pareri parlamentari vincolanti, sia che passi un emendamento che garantisce l’invarianza delle attuali cedolari. Due proposte che per il governo e il resto della maggioranza non potevano entrare nel pacchetto proposto come mediazione dal Mef.

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