Finalmente l’ambiente entra a far parte dei valori fondanti della Costituzione, nell’articolo 9. Ne ho parlato in un altro post, riferendomi al disegno di legge costituzionale del senatore Maritati, dove si chiede di inserire il principio che la Repubblica Tutela l’integrità e la salubrità dell’ambiente, protegge la biodiversità e gli habitat naturali, garantisce il buon funzionamento degli ecosistemi ed opera per la salvaguardia degli equilibri ecologici, come condizioni necessarie per il benessere dell’umanità. L’emendamento all’articolo 9 recentemente approvato, invece, è il risultato di una proposta che dice che “la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. La frase è più asciutta di quella della proposta precedente, ma la modifica continua con: “La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Che bisogno c’era di questa specifica?

Gli animali sono parte della biodiversità e questa è tutelata dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato che su di essa si basano, come lo sono gli ecosistemi e l’ambiente in generale. Dire che lo Stato tutela gli animali in modi e forme prescritti dalla legge attribuisce agli animali un’importanza superiore a quella del resto della biodiversità. Pur essendo uno zoologo, e anche un animale, trovo eccessiva questa precisazione, soprattutto se inserita in una Costituzione.

E qui vale la pena di spiegare la differenza tra uno zoologo (un ricercatore che studia gli animali) e un animalista (un umano che vuole proteggere gli animali). La differenza è analoga a quella tra un ecologo (un ricercatore che studia la struttura e la funzione dei sistemi ecologici) e un ecologista (un umano che vuole proteggere l’ambiente).

Zoologia ed ecologia sono scienze, l’animalismo e l’ecologismo sono stati d’animo dettati dall’amore per animali e ambiente, non necessariamente basati su solida conoscenza scientifica.

L’amore spesso è cieco. Per l’umano (standard) che ama il suo compagno cane, se la sua bestiola morde qualcuno la colpa è di chi è stato morso. Non certo del suo cane! Il che è vero. Il cane è un predatore dotato di ottime armi di offesa. Se ti morde un cocker, basta un calcio per metterlo a posto. Se ti morde un pitbull o un rottweiler le cose cambiano. Raramente chi ama il proprio cane ammetterà che la sua bestiola può essere pericolosa. Se ti morde… è colpa tua. Lui è tanto buono e tu, magari sanguinante, non ami gli animali! Oramai lo stereotipo dell’animale “buono” viene applicato anche agli squali bianchi!!! Mi viene in mente Jessica Rabbitt che dice: non sono cattiva, mi disegnano così. La natura ha “disegnato” i predatori dotandoli di armi ed istinti predatori. Non sono cattivi: è la loro natura, ed è meglio fare attenzione. Se vedete un pitbull che gira per strada da solo, state alla larga. E non nuotate in acque popolate da squali bianchi. A meno che abbiate conoscenze molto approfondite sull’etologia dei cani da combattimento e degli squali che si nutrono di mammiferi marini come foche e otarie, con cui ci potrebbero confondere.

Tornando alla Costituzione, è evidente che il brano che fa diretto riferimento agli animali, considerandoli “altro” rispetto alla biodiversità di cui fanno parte, è ispirato da logiche animaliste che, da zoologo, non mi sento di condividere. La scienza non può essere confusa con atteggiamenti emotivi, per quanto nobili.

A volte anche gli scienziati mostrano qualche incongruenza logica. Quando, negli ordinamenti universitari, la Zoologia fu unita all’Antropologia, gli istituti di zoologia furono accorpati a quelli di antropologia, a formare Dipartimenti. Sorse così la necessità di trovare un nome unico alle nuove strutture. In un’Università che non nominerò decisero di usare il nome: Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo. Se fossimo leoni lo avrebbero chiamato: Dipartimento di Biologia Animale e del Leone! L’uomo è un animale e la biologia umana è una branca della biologia animale, un nome più moderno rispetto a zoologia, la scienza che studia gli animali come parte della biodiversità, inclusi noi: quando si dice biodiversità si parla anche di animali, è inutile ripeterlo. Come chiedono i Talking Heads in Psycho Killer: se hai detto una cosa una volta, perché dirla di nuovo?

Oramai la modifica è stata approvata. Teniamocela così com’è. Ma questa sfumatura animalista, per me, è da tenere d’occhio. Se per elaborare provvedimenti a favore dell’ambiente o degli animali sono chiamati ecologisti e animalisti, e non ecologi e zoologi, corriamo il rischio di effettuare scelte politiche basate su emotività e non su solida conoscenza scientifica. Sarebbe come se, per fare la transizione ecologica, non si chiamassero ecologi ma soltanto tecnologi con qualche afflato ecologista, privi di basi conoscitive in campo ecologico, e senza sentire il bisogno di consultare chi le ha. Se avvenisse una cosa del genere potremmo persino assistere all’inserimento del nucleare nella tassonomia verde che considera i requisiti di sostenibilità dei provvedimenti proposti.

Non basta amare tanto una cosa per avere competenze scientifiche su di essa. Berlusconi non è un ginecologo!

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