Prima ha ucciso a colpi di pistola il padre, Sergio Gugole, 62 anni. Poi ha aspettato che tornasse a casa la madre, Lorenza Zanin, 59. A sparare è stato loro figlio Diego, 25 anni, disoccupato, che secondo quanto ha raccontato ai carabinieri aveva organizzato tutto da un mese, quando aveva acquistato l’arma da fuoco, illegalmente. E’ successo a Chiampo, in provincia di Vicenza, in una zona ricca di concerie, a poche decine di chilometri da Montecchia di Crosara, il paese in cui oltre trent’anni fa Pietro Maso – in quel caso insieme a quattro amici – uccise i genitori per intascare l’eredità. Anche il movente di Diego Gugole è economico: voleva intascare i soldi e i beni di famiglia. Anzi, era in trattativa per l’acquisto di una casa e voleva anche prendersi un’auto nuova. Dopo aver ucciso i genitori, ha eseguito un bonifico di 16mila euro dal conto del padre, imprenditore nel settore della concia, come caparra per la casa a un’impresa di costruzioni.

Il giovane si è costituito alla caserma dei carabinieri di Vicenza. “Ho ucciso i miei genitori” ha detto più o meno testualmente. I militari dell’Arma hanno chiesto l’intervento dei vigili del fuoco nel Villaggio Marmi, dove viveva la famiglia Gugole. I pompieri hanno trovato nella casa i corpi di Sergio e Lorenza. Ai carabinieri Diego ha spiegato che da tempo mirava al patrimonio di famiglia, contanti e titoli per un valore di circa 800mila euro. Qualche settimana fa aveva visionato un appartamento in vendita ad Arzignano e aveva deciso di comperarlo, versando un anticipo. Ha così acquistato una pistola semiautomatica di fabbricazione polacca, una calibro 9 millimetri che ha detto essergli stata venduta a Cologna Veneta e che aveva pagato 3.800 euro.

L’omicidio del padre, con due colpi alla testa, è avvenuto martedì attorno alle 10.30, in cucina, mentre il 62enne era seduto a tavola. Poi ha atteso il ritorno della madre alle 13.30. Con la donna ha però dovuto sparare più volte, almeno quattro colpi. Il numero esatto potrà essere accertato solo dai carabinieri che hanno effettuato i rilievi. Poi, come seguendo un piano che aveva predisposto, ma che faceva acqua da tutte le parti, ha trasferito sul proprio conto i 16mila euro, attingendoli da quello del padre. Si è cambiato, è uscito di casa ed è andato nella sede di un’impresa edile dove ha versato il denaro, in previsione dell’acquisto dell’immobile. A quel punto si è recato in un negozio per procurarsi sacchi di tela, vernice e pennelli. Era la seconda parte del suo piano. Avrebbe voluto far sparire i corpi e cancellare le tracce di sangue. Secondo quello che ha riferito, i cadaveri sarebbero stati nascosti in un appartamento al piano terra dalla casa dei genitori, che era disabitato dopo la morte dei nonni. Un tentativo maldestro, che però nella sua mente sembrava reggere. Dopo qualche ora ha cominciato a rendersi conto dell’enormità del gesto compiuto. Alla fine la decisione di presentarsi nella caserma dei carabinieri. “Da tempo non mi piaceva lavorare – ha detto ancora ai carabinieri – Spesso raccontavo bugie ai miei genitori”.

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