Il Ministero dei Trasporti ha reso noti i numeri di febbraio del mercato dell’auto, che non sono di certo lusinghieri. Continua infatti l’andamento negativo delle vendite, che si sono fermate a 110.869 autovetture il mese scorso, ben il 22,6% in meno rispetto a febbraio 2020. Il che significa che nei primi due mesi dell’anno si è perso oltre un quinto delle immatricolazioni (-21,1%) rispetto allo stesso bimestre 2020, piantate a quota 218.716.

La situazione appare ancora più grave, se si prende in considerazione l’ultimo mese di febbraio pre-pandemia, ovvero quello del 2019: in tal caso, la perdita è di quasi il 38%. E, considerando il primo bimestre, del 36,4%.

Secondo il Centro Studi Promotor, e questa è forse la notizia più inquietante considerando il potenziale impatto su filiera e occupazione, proiettando sull’intero anno questi risultati, a fine 2022 non si andrebbe oltre “un volume di immatricolazioni di 1.093.415, un livello da anni ’60 del secolo scorso”, come si legge nel comunicato.

Il problema è anche e soprattutto l’accumulo di motivazioni che provocano un estrema incertezza nei consumatori. Con la pandemia abbiamo imparato a convivere, anche se i suo impatto in questi due anni è stato devastante anche per l’auto. Così come quello della carenza di microchip, che andrà avanti per tutto il 2022. A questo bisogna aggiungere la guerra scoppiata in Ucraina, che inciderà negativamente sulla domanda di auto, e il fatto che il Governo non ha non ha ancora preso provvedimenti per rendere operativi gli incentivi già annunciati.

A tale proposito, come sottolinea il presidente dell’UNRAE (associazione dei costruttori esteri operanti in Italia) Michele Crisci, “pur consapevoli della situazione gravissima e delle evidenti priorità che essa pone al Governo italiano e a noi tutti come cittadini, e per la quale auspichiamo un immediato e definitivo successo della diplomazia non possiamo ignorare l’andamento ormai critico del mercato auto. Nelle ultime settimane, peraltro, l’attesa del varo di nuovi incentivi ha contribuito a deprimere ancora di più la domanda. Ci auguriamo, pertanto, che ricomposta al più presto la crisi internazionale, il Governo possa trovare lo spazio necessario per l’emanazione del Decreto attuativo che consenta la più rapida fruizione del fondo, sia pur ridotto a 700 milioni di euro, previsto nel recente Decreto Legge Energia, per il rifinanziamento degli incentivi”.

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