Secondo statistiche e previsioni entro il 2028 in Italia mancheranno oltre 14mila medici di base.

Oggi, nel 2022, sappiamo che i compiti del medico di famiglia – cioè del medico di scelta fiduciaria da parte del cittadino – sono fornire assistenza di primo livello nel proprio studio medico, a domicilio dell’assistito, nelle strutture residenziali (RSA, Case di Riposo, Ospedali di Comunità). Questo stesso medico ricopre un ruolo fondamentale nelle attività di prevenzione delle patologie e nella loro precoce diagnosi oltre a essere responsabile dell’erogazione di cure integrate e continuative per ogni persona “sia pur nel rispetto del contesto familiare, culturale e dell’autonomia di ogni singolo assistito”.

Ma non è finita qui perché oltre alla responsabilità professionale nei confronti della comunità in cui lavora è tenuto a raccogliere i dati e trasmetterli all’Asst oltre a essere chiamato a espletare pratiche burocratiche che permettono l’attivazione e gestione di diversi servizi assistenziali.

Riassumendo potremmo dire che il medico di famiglia ricopre un ruolo centrale nella tutela della salute dei cittadini.
Bene.
Ora cercherò di rispondere alla domanda chi è il medico di famiglia.

Per essere più precisa mi sono affidata a medici che pur non volendo comparire mi hanno riassunto per bene il loro “status”: libero professionista (più comunemente “partita IVA”) che deve garantire un orario minimo di presenza in ambulatorio (ma nessuno ne limita l’orario massimo) che ha a suo carico integrale la previdenza e le assicurazioni professionali oggi obbligatorie, non ha un Tfr. La nuova tendenza è strutturarsi in ambulatori di “medicina di gruppo” per darsi una mano in caso di malattia ma sono spesso sono soli nella gestione di casi anche di estrema complessità.

Non si contano ormai i casi di di aggressioni verbali e fisiche di squilibrati, o anche, semplicemente, di cittadini esasperati per non aver ottenuto dal servizio sanitario ciò che ritenevano – a torto o a ragione – nel loro diritto.

A quanto scritto fino ad ora aggiungiamo i controlli serrati su ogni atto diagnostico e terapeutico che obbligano il medico di famiglia a conoscere – oltre alla medicina – tutte le molteplici, mutevoli e non raramente contraddittorie, disposizione finalizzate ai controlli di spesa pubblica.

Dimenticavo: non ha riconosciute ferie, malattia e maternità.

Ma l’aspetto che hanno sottolineato tutti gli anonimi interlocutori a cui mi sono rivolta per questo post è che quando il ruolo del medico di medicina mostra tutta la sua drammatica centralità anche gli apparati del Servizio sanitario nazionale e quelli regionali, lo lasciano solo: come accaduto nell’emergenza Covid-19.

Per tutte queste ragioni ho deciso di dare spazio e sottoporre alla vostra attenzione la lettera inviata dall’Unione Medici Italiani a Prefetti di tutte e città lombarde. E’ una sintesi degli impegni ma soprattutto dei carichi di responsabilità che si devono assumere queste “partite Iva” della sanità e della salute di tutti noi. Sarebbe forse interessante tenerne conto quando si parla di Pnrr.

***

Lettera di Unione Medici Italiani e Fismu (18 febbraio 2022)

Oggetto: segnalazione garanzie assistenza della Medicina Generale

Queste associazioni FISMU –Lombardia e UMI segnalano le difficoltà dei propri iscritti, e non solo, Medici di Medicina Generale (MMG) della Regione Lombardia, di garantire l’assistenza nei confronti dei cittadini assistiti come previsto dall’art.45 dell’ACN della Medicina Generale sottoscritto il 27 maggio 2009.

Tale difficoltà è determinata dall’aumento dei carichi di lavoro, specie di natura burocratica, ma non solo, imposti ai MMG per far fronte alle necessità dovute dalle pandemia Covid-19 con decisioni assunte dal governo con atti del Presidente del Consiglio e/o del Ministro della Salute in virtù dello Stato di emergenza senza sentire i sindacati di categoria e a costo zero.

L’aumento dei carichi di lavoro, di cui si allega un breve elenco a scopo di esempio (vedi elenco a piè pagina), si sono andate sommando ai citati compiti previsti nell’ACN già di per sé appesantiti dall’aumento dei cittadini in condizioni di malattia a seguito di contagi Covid-19.

Va considerato che, al contrario di quanto avvenuto nelle strutture ospedaliere, non si è provveduto per i MMG alle riduzioni di alcune attività (vedi attività chirurgiche di elezione e alcune attività ambulatoriali).

In sostanza oltre alla scarsità dei dispositivi di sicurezza durante la prima fase della pandemia, i MMG si sono trovati ad assolvere in toto i compiti ordinari nei confronti dei propri assistiti a cui si sono aggiunti quelli dei malati Covid-19 ed ancora, da ottobre 2021, un crescendo di compiti, specie burocratici, a favore di soggetti sia malati sia contagiati quest’ultimi in numero molto elevato e non più gestiti dai dipartimenti d’Igiene e Cure Primarie delle ATS dovute ai tagli di personale effettuati negli anni passati.

Il Ministero della Salute ha, inoltre, emanato la Circolare 0060136-30/12/2021-DGPRE-DGPRE-P, avente per oggetto “Aggiornamento sulle misure di quarantena e isolamento in seguito alla diffusione a livello globale della nuova variante VOC SARS-CoV-2 Omicron (B.1.1.529)”, le cui indicazioni modificano in parte le procedure già in atto per isolamento e quarantena, con ricadute anche per la riammissione al lavoro dopo assenza per malattia Covid-19 correlata, assegnando ai MMG dei compiti burocratici invero impropri, a fronte di una chiara inefficienza del sistema sanitario aziendale.

In queste condizioni non è sempre stato possibile assolvere i compiti di assistenza specie nei tempi previsti ed auspicabili dai cittadini che hanno comportato in alcuni casi segnalazioni e/o denunce alle autorità competenti, anche giudiziarie, da parte degli assistiti che pare non siano sempre consapevoli delle difficoltà lavorative a cui è sottoposto il proprio medico curante.

A tali difficoltà ed aumenti dei carichi di lavoro si deve segnalare che la Regione Lombardia non consente ai medici l’utilizzo del sistema informatico nazionale, ma ha imposto un proprio sistema informatico denominato CRS-SISS gestito dalla stessa Regione Lombardia tramite “ARIA S.p.A.” che da anni si è dimostrato carente e tale carenza è diventata ancora più evidente nel corso della pandemia COVID-19 quando per l’espletamento dell’assistenza e dei compiti burocratici aggiuntivi si sono adottate esclusivamente procedure informatiche.

Il sistema informatico lombardo per la lentezza del funzionamento, per i frequenti blocchi del servizio e scarsa manutenzione da parte della società di gestione si è dimostrato e si dimostra ancora oggi particolarmente grave per i disservizi che arreca ad operatori e cittadini nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e nelle competenze burocratiche del MMG. Su questa situazione che comporta dei veri blocchi dell’erogazione dell’assistenza sarebbe opportuna un intervento delle Autorità in indirizzo.

Infine non si può dimenticare che anche in Lombardia è presente una grave carenza di MMG, dovuta a mancata programmazione che ha comportato, in molti casi, l’aumento del numero degli assistiti in carico ad ogni medico superando il limite massimo di 1500 previsto dal già citato ACN.

Nell’interesse dei Medici di Medicina Generale ed in particolare dei Medici di Assistenza Primaria si segnalano tali disfunzioni che rischiano di avere conseguenze anche sui rapporti tra medici e pazienti i quali attribuiscono agli stessi medici responsabilità di fatto inesistenti e certamente non dovute all’operato di essi medici. Non a caso infatti già la legge 24/2017 prevede all’art. 1 : La sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività. 2. La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative: cosa che oggettivamente non appare avvenga in modo ottimale, gravando i MMG di compiti impropri le cui derivanti responsabilità gli stessi medici non possono che declinare.

Ed infatti non è un caso se la stessa legge n. 24/2017, nel valutare la responsabilità degli esercenti la professione sanitaria precisa che si tiene conto delle situazioni di fatto di particolare difficoltà, anche di natura organizzativa, della struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica, in cui l’esercente la professione sanitaria ha operato.

Chiediamo quindi un intervento a tutela del rapporto medico-paziente e che possa esonerare i MMG da ogni eventuale responsabilità derivante da compiti impropriamente assegnati ovvero derivanti dalle inefficienze del Sistema Sanitario Regionale.

f.to
Il Presidente UMI
Cav. dott. Francesco Falsetti
Segretario regionale FISMU Lombardia

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