E’ noto che la vita di Benvenuto Cellini sia stata alquanto movimentata. Una costante irrequietezza definita anche, dalla rievocazione cinematografia, scellerata. Tuttavia, nel distinguere i tratti distintivi dell’uomo e dell’artista è possibile osservare come le due “condizioni” siano decisamente speculari.

Proprio con riguardo alla produzione artistica tutto si “fonde” e si “confonde”, in una realtà che supera, di gran lunga, la fantasia.

Queste, righe appena accennate dal recensore, sono esplicate mirabilmente dalla voce autorevole di Piero Calamandrei in uno di quei volumi che costituiscono una preziosità per il lettore: Il sigillo di Benvenuto e altri scritti celliniani, Edizioni di Storia e Letteratura, dove si narra, tra le altre cose, dell’eccellenza antiquaria e delle peripezie del disegno del sigillo e dei caratteri dell’Accademia del Disegno (1563).

In queste pagine scelte si condensa pienamente l’anima dell’appassionato ricercatore, significativamente colpito dalla condotta del Cellini, e custode di carte pregiate tra le quali un Sigillo le cui vicende, a futura memoria, avrebbero consentito alla curatrice dell’opera una costruzione avvincente in merito allo svolgimento dei fatti celati dagli atti.

Lo scritto iniziale della nipote Silvia Calamandrei – attraverso il quale si apre il sipario sullo smarrimento avventuroso e il “ritrovamento” deduttivo – si pone quale coinvolgente indagine investigativa, coniugando mezzi “antichi” e “moderni”. E così alle normali ricerche archivistiche, ben note al ricercatore “classico”, si aggiungono messaggi di posta elettronica come tracce a volte casuali a volte sorprendenti di un’inchiesta che avrebbe conquistato il tempo liberato di scrittori detective alla scoperta di indizi per riportare a “casa” il Benvenuto Sigillo.

Ciò che accade nelle pagine seguenti è un susseguirsi di situazioni che dapprima si avvertono come paradossali, ma scorrendo l’agile volume si vedrà che tutto appartiene alla “normalità” del “personaggio” con le sue sfumature più o meno noir e, in ogni caso, con la natura tra il burlone e il violento con il placet, spesso, di autorità superiori e con una scontistica di pena per essere già un Cellini da consegnare più alla storia che alle carceri.

Nella prefazione di Cristina Acidini si sottolinea proprio questo carattere di artista in guerra con sé e con il resto del mondo, riconoscendo a Piero Calamandrei la realizzazione di una banca dati di riferimento per tutte le successive pubblicazioni anche dai titoli, questa volta senza sconti, e dunque anche con la presenza del termine “criminale” che racchiude quelli contemplati in altri studi sulla turbolenza dell’artista. Ne deriva che la sua produzione abbia risentito di conflittualità costanti, di competizioni infinite, di visioni estatiche più o meno credibili ma verosimilmente ispiranti di calchi per opere mirabili.

Poi c’è il Cellini che scommette sul sesso dei nascituri con delle bizzarre invenzioni che generano sorrisi ma, al tempo stesso, costituiscono il senso, manifesto e latente, di un agire sempre oltre il limite consentito. Circostanza che, per un fine giurista quale Calamandrei, era alla base di un continuo viaggio di scoperta per capire, fino in fondo, quanto il tormento umano dell’artista potesse influire sulle sue opere, essendo il suo operato privo di ogni paziente approvazione, poiché del tutto ingiustificabile. Un messaggio importante si cela dietro questa puntuale iniziativa editoriale: la vera o meglio reale conoscenza degli artisti e la lettura delle rispettive opere con la giusta luce che illumini le ombre, sostanziali nel contesto di riferimento.

In questo vi è una grande onestà intellettuale, ovvero quella di non riabilitare (revisionando a piacimento) dopo la morte o nel corso della celebrazione degli anniversari trovando motivi laddove non ve ne siano solo per creare un caso o per puntare, per qualche giorno, i riflettori verso deboli teorie. Il merito di questa pubblicazione consiste nell’apporre un “sigillo” di benvenuto per ulteriori analisi che possano partire dalla base di Piero Calamandrei per nuove ricerche con mezzi antichi e moderni, decifrando nei tanti scritti autografi nuovi e sorprendenti messaggi celliniani da confrontare con le sue creazioni.

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