La partita della Presidenza della Repubblica si sta snodando in una girandola di nomi, posizioni e schede più o meno sbiadite, dunque è giunta l’ora di emanare un consiglio non richiesto alle forze politiche, per tentare di riportare la palla in campo. Che si stia parlando di una partita giocata sugli spalti, a parole, piuttosto che nella sede naturale, mi pare evidente; si chiama secondo Michele Ainis “collegio imperfetto” dove agli elettori grandi, medi o proprio minuscoli viene comunicato a cose fatte la decisione assunta. Talvolta, tutti costoro vengono usati anche per valutarne la fedeltà alle indicazioni del leader con un voto indirizzato e calcolabile; qualcuno tra gli elettori, caso raro, si esprime a microfoni spenti, qualche altro lo fa borbottando o tirando un colpo alla botte e uno al cerchio, l’importante è non anticipare “il capo”, non muoversi su terreni impervi senza le scarpe adatte….

E i leader? Chiusi nelle stanze, in colloqui eterni, con ansia crescente e timori che altrove si trovi il modo di sciogliere il nodo della matassa… qualcuno più spavaldo spara nomi come fossero pallottole. Come se fosse indifferente l’uno o l’altro, basta essere fattivi, efficienti: insomma, basta far credere che siano gli altri, nel campo politico avverso, a non cogliere che l’uno o l’altro dei candidati pari sono… anzi si sprecano le qualità riconosciute a voce alta e poi subito negate sottovoce.

Ho vissuto la candidatura di Sergio Mattarella per certi aspetti in prima persona. Venni chiamata da quel volpone (tale è, ed è un dato di fatto, neppure un complimento) del mio Segretario d’allora Matteo Renzi perché, in quanto non-renziana e priva di riferimenti correntizi, ero la figura ideale che poteva saggiare preventivamente, senza venir scoperta e subito targata, che cosa ne pensassero i senatori del Pd della candidatura di Mattarella, nome che sparigliava ma aveva il difetto di mettere in discussione l’alleanza con Silvio Berlusconi. Dunque risultava fondamentale avere certezza sulla compattezza del gruppo più numeroso del Parlamento. I precedenti – leggi Romano Prodi – erano ancora traumi freschi nell’aria…. Compito assegnato e portato a compimento con la giusta efficienza e l’esito atteso.

Non so perché ma credo che oggi serva fare qualcosa di analogo. Traduco, penso che serva davvero un colpo d’ala, non per finta come finora è accaduto, ma con uno sguardo più alto alle sorti di un settennato che si presenta niente affatto facile o scontato; insomma, credo si debba trovare un nome che segua le sorti dell’Italia con amore materno e con polso internazionale, con competenza e forte garanzia istituzionale. Capace di sacrificare la sua prossima vita personale per rendere un grande servizio al paese.

Non una rosa di nomi, non un pallottoliere con i visi dei tanti, uno, solo uno. Anzi una.

Insomma, una figura che esca dagli schemi fin qui seguiti, non sia mediocre pur essendo a parole definita di “altissimo profilo” cosa che sta avvenendo per tanti, troppi nomi fatti fin qui solo per essere cassati, complici la piega amara della bocca o il sorriso sornione di chi li candida. Ho ancora in mente le parole di Roberto Calderoli, membro esperto e duro della Lega, che tesseva convintamente le lodi di Anna Finocchiaro, Presidente della commissione Affari Costituzionali: affermava, senza tema di smentita, come la sua estrema obiettività e il grande valore di competenza manifestate fossero state i punti fermi che erano riusciti nel miracolo di portare a casa un risultato “pesante”, ovvero la modifica della Carta Costituzionale con un sostanziale parere positivo di ampie, trasversali fasce del Senato. Salvo poi, come avviene spesso in questo bizantino paese, che gli stessi che avevano approvato e talvolta votato quella riforma facessero di tutto per affossarla durante il referendum.

Penso a Maria Elena Boschi e lo stesso Renzi che hanno ben presente quanto il valore di Anna Finocchiaro sia stato predominante per permettere il risultato ottenuto nelle Aule del Parlamento in quel 2016 che pare lontano, lasciandosi poi malauguratamente vincere da una bulimia d’orgoglio che ha affossato una giusta riforma, sbagliando cosi il capolavoro della vita.

Cito dunque due partiti, la Lega e Italia Viva, che oggi navigano su mari diversi e divergenti, ma proprio su questa figura di cui sono stati convinti ammiratori pubblici potrebbero trovare una forte e naturale convergenza. Oltretutto prendendo dal mazzo una carta vincente che, pur essendo stata Ministra e grande personalità del Partito Democratico, non le ha impedito d’essere stata messa in disparte proprio da quel partito che troppo spesso non ama chi non si piega alle logiche correntizie ed è dotato di forte personalità. Garanzie, queste, indiscutibili per tutti.

Dunque il Quirinale, visto dal buco della serratura, dovrebbe vedere una figura come Anna Finocchiaro, la cui provenienza e storia politica si staglia come garanzia di obiettività e serenità di giudizio, con una competenza ed un valore assoluti. E donna, non per sterile richiesta di parte, ma per l’eccezionale mix di umanità e dirittura morale, competenza, garanzia europeista e amore per le istituzioni, che ne fanno esempio per ognuno di noi, nel lungo cammino che dovremo fare insieme nei prossimi 7 anni.

Sarebbe un bel giorno se accadesse un miracolo siffatto. Un colpo d’ala… mettendo al centro il Paese, perché no?

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