Quella figurina era una delle più riconoscibili: nell’innocenza bambinesca tirarla fuori dalla bustina o vederla incollata all’album garantiva quantomeno una battuta e un sorriso. “Si chiama Kubik e ha la testa quadrata”: garantita, ogni volta che compariva. Dietro quella figurina c’era una storia, però: di quelle che solo gli Anni 80 calcistici, trasudanti divise bellissime e coloratissime (per quanto tamarre) e storie miste a leggende hanno saputo regalare.

Lubos: ragazzone boemo bravo a calciare la palla di sinistro e a far di conto. Nato in Cecoslovacchia in un periodo in cui se hai quelle doti è meglio non scegliere e continuare a coltivarle entrambe. Perciò Lubos non sceglie: va a Praga, occupando il centrocampo dello Slavia e nel contempo i banchi della facoltà di Scienze Economiche dell’università della capitale. Ma quel mondo, a quei tempi, gli sta stretto: farsi cedere è difficile e dunque l’unica alternativa è scappare. Come? Non come Belodedici che attraversava il Danubio su una zattera, ma con furbizia: lo Slavia gioca una tournée in Germania nell’estate dell’1988 e Kubik, assieme al compagno Knoflicek, scompare dall’albergo chiedendo asilo politico.

Per i due naturalmente scatta la rappresaglia: non possono più giocare, neppure quando prova a prenderli il Derby County in Inghilterra. Lubos però era stato già adocchiato dalla Fiorentina, che aveva strappato un’opzione allo Slavia Praga: perciò quando arriva in Italia la squadra ceca la dirigenza viola versa circa due miliardi e Kubik può tornare a giocare. Basta non parlare di politica nelle conferenze stampa.

Ammantato di leggenda, l’arrivo di quel corazziere dai piedi buoni viene accompagnato anche dalle buone prestazioni del precampionato: ma quando inizia la Serie A qualcosa non va, per tutta la Fiorentina. Lubos però piace ai tifosi: il suo sinistro chirurgico e le belle giocate lo fanno entrare nel cuore di una tifoseria appassionata e affamata di bel calcio. Si guadagna pure un coro, quando si appresta a battere le punizioni: se infatti Lucio Dalla canta “Attenti al Lupo”, per Kubik dagli spalti si alza un “Attenti a Lubos”. La stagione del ceco si conclude con 3 gol in 26 presenze, quella della Fiorentina con un anonimo 12esimo posto in campionato e la finale di Coppa Uefa raggiunta e persa contro la Juventus.

Kubik gioca il Mondiale con la Cecoslovacchia (riaccolto dai compagni che prima lo avevano ripudiato), segnando anche un gol, ma il suo futuro sembrerebbe lontano da Firenze: il mister, Lazaroni, vorrebbe il connazionale Valdo per il centrocampo, ma l’affare sfuma all’ultimo e Kubik viene richiamato praticamente mentre è con la valigia in mano. La seconda stagione in viola è migliore: 5 gol in campionato, tra cui una punizione splendida contro il Pisa, e uno in Coppa Italia. Ma al netto dei gol e dei virtuosismi personali, pare inadatto ai ritmi della serie A: se sul piede non c’è nulla da dire, la velocità è decisamente sotto media per il campionato italiano, così stavolta la Viola lo cede per davvero.

A nulla vale la contrarietà dei tifosi, a partire da quella del tifosissimo Indro Montanelli che dalla tv farà un appello contro la cessione del ceco. Invano però: passa al Metz, in Francia, poi al Norimberga, poi torna a casa allo Slavia, partecipando anche all’Europeo del 1996 dove la Republlica Ceca arriva seconda e infine chiude la carriera negli Stati Uniti, venendo eletto per due volte consecutive miglior giocatore Mls nel 1998 e nel 1999. E ieri ha compiuto 58 anni: chissà se tra le canzoni scelte per celebrare la data ci sia anche “Attenti al Lupo”.

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