Le classi che in Italia ad oggi svolgono le lezioni completamente a distanza sono il 6,6 per cento del totale. In audizione in commissione Cultura alla Camera il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha finalmente rivelato i dati ufficiali sulla dad nelle scuole a una settimana dalla ripresa dopo le vacanze natalizie. I numeri non segnalano ancora una situazione di emergenza, ma il trend rispetto a settimana scorsa già è degno quanto meno di preoccupazione: gli alunni in presenza sono l’88,4%, ha svelato Bianchi. Significa che già dopo una settimana più di uno studente ogni dieci è già tornato a seguire le lezioni da casa, perché positivo o in quarantena: un dato quasi raddoppiato rispetto a sette giorni fa, quando lo stesso ministro aveva spiegato che “tra gli studenti mancavano il 2,2% a casa ammalati e il 4,5% in quarantena”. Quindi il 6,7% totale, contro l’11,6% odierno. Questi numeri, però, hanno anche il demerito di non rappresentare le difficoltà per istituti, famiglie e Asl che derivano dalla didattica a distanza: “Si limitano alle percentuali e danno un’idea riduttiva del reale disagio che le scuole stanno vivendo”, spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. La FLC Cgil sottolinea a sua volta che i dati “sono meno rassicuranti di quanto appaiono: il 6,6% in dad e il 13,1% in ddi per singoli studenti significa che complessivamente ci sono 64.368 classi in modalità a distanza o mista, pari al 19% del totale”

La fotografia presentata da Bianchi è la seguente: “Abbiamo un grado di copertura dell’82,1% su 374.740 classi. Ad oggi alle 12 abbiamo il 93,4% delle classi in presenza, di cui 13,1% con attività integrata per singoli studenti a distanza”. Per quanto riguarda gli alunni, “il grado di copertura della rivelazione è dell’81,8% su un totale di 7.362.181”. Prosegue Bianchi davanti alla commissione Cultura: “Per l’infanzia il numero degli alunni positivi o in quarantena è il 9%, e quindi quelli in presenza sono il 91%, per la primaria gli alunni positivi o in Dad sono il 10,9%, per la Secondaria di primo e secondo grado gli alunni in dad o in didattica integrata sono il 12,5%“. Per quanto riguarda la presenza degli studenti a scuola, ha detto ancora Bianchi, “in Piemonte siamo all’89,4%, in Lombardia all’88%, nel Veneto all’87,8%, in Friuli al 90,7%, in Liguria 87,1%, in Emilia-Romagna 87,4%, in Toscana 89%, in Umbria 89,6%, nelle Marche 87,5%, nel Lazio 89%, in Abruzzo 89,7%, in Molise 82,7%, in Campania 90,2%, in Puglia 90%, in Basilicata 86,8%, in Calabria 86,8%, in Sicilia 83,9%, in Sardegna 91,5%”.

“Percentuali fuorvianti” – Dati molto distanti dal “50% di classi in Dad” che aveva stimato ieri Antonello Giannelli, presidente dall’Associazione nazionale presidi. “Lungi da me fare polemiche, però in questi giorni ho sentito proporre stime che non avevano basi numeriche“, ha replicato in audizione il ministro Bianchi. Giannelli ha risposto: “Prendiamo atto con soddisfazione dei dati diffusi dal ministro. Le nostre stime erano diverse in quanto basate sulle continue e costanti comunicazioni dei nostri iscritti, provenienti da tutto il territorio nazionale, che segnalavano l’infittirsi dei casi di contagio. Chiediamo che, da ora in avanti, il ministero pubblichi con cadenza settimanale tutte le statistiche necessarie ad avere contezza del quadro generale”. Di Meglio, coordinatore della Gilda, sottolinea invece che “le percentuali regionali non sono confrontabili, considerata l’enorme differenza di popolazione studentesca fra i vari territori. Per esempio, il dato del 4,9% di classi in Dad e quarantena relativo alla Campania è del tutto fuorviante, dal momento che un centinaio di sindaci ha emanato ordinanze di chiusura delle scuole dopo la pausa natalizia. Stesso discorso vale per la Sicilia (4,4%) e la Calabria (2,9%). Non si spiegherebbe altrimenti la differenza tra queste regioni e, per esempio, la Lombardia”. “Vogliamo comunque ricordare al ministro – prosegue Di Meglio – che i sindacati, per legge e per contratto, hanno titolo ad accedere alle informazioni che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro. Sarebbe stato, dunque, opportuno che viale Trastevere avesse condiviso questi dati sistematicamente ogni settimana dopo averli ricevuti dalle scuole che li comunicano ogni martedì”.

I disagi per scuole e famiglie – I dati in mano al ministero si scontrano infatti con le denunce che arrivano dai dirigenti scolastici e dai docenti di diversi parte d’Italia, ma anche con l’ultimo report proprio sulla Regione Lombardia, che parla di 67.433 alunni in quarantena e casi “raddoppiati nella fascia 3-5 anni”. È altrettanto vero anche un altro punto: l’11,6% degli alunni e il 6,6% di classi in dad, a cui aggiungere una fetta importante di classi che proseguono con la didattica integrata, significa comunque una notevole sofferenza per tutto il sistema scolastico, con evidenti difficoltà gestionali. Il dato infatti è un’istantanea: si riferisce alle classi che erano in dad “oggi alle ore 12” (per citare Bianchi). Sarà invece interessante capire quante classi in totale avranno fatto giorni di dad nell’arco di tutto il mese gennaio. “Chiediamo anche che venga drasticamente semplificato il protocollo di gestione dei casi positivi, allo stato attuale del tutto inapplicabile per il collasso dei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, nonostante l’immane sforzo di collaborazione sopportato dalle scuole”, sottolinea infatti Giannelli. Le difficoltà gestionali d’altronde ricadono anche al di fuori dalla scuola, colpendo appunto le aziende sanitarie e le famiglie: basti pensare al numero di tamponi necessari per ogni singola classe. Se risultano un solo positivi, almeno 20 bambini o ragazzi devono eseguire un doppio tampone. Senza dimenticare anche i docenti che finiscono in quarantena perché ammalati o contatti stretti. A cui aggiungere il personale sospeso per non essere in regola con il vaccino: “Si parla dello 0,9%. Ciò dimostra l’alto grado di responsabilità dei nostri docenti”, ha detto il ministro durante l’audizione.

L’audizione di Bianchi – “Il grosso dei contagi è avvenuto durante il periodo di chiusura delle scuole”, ha sostenuto ancora Bianchi. “Noi abbiamo avuto l’impennata dei dati dal 18 – ha sottolineato – Avevamo fatto una simulazione con una previsione di un raddoppio dei contagiati, ma il dato reale è molto più basso. Il dato che noi abbiamo è che il contagio è avvenuto sostanzialmente nel tempo in cui i ragazzi non erano a scuola, ma quando hanno avuto altri contatti, contatti familiari, fuori da quella che è la situazione di controllo che possiamo vivere all’interno delle scuole”. “La Dad non è opposizione alla presenza ma la capacità di integrazione attraverso le tecnologie che permettono di sviluppare una didattica partecipativa”, ha proseguito il ministro Bianchi alla Camera. “Abbiamo sempre dato priorità ad una scuola in presenza – ha aggiunto – perché era un punto di riferimento per i ragazzi, per le famiglie e per la comunità nel suo insieme”, ha ribadito poi Bianchi.

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