FQChart è la media aritmetica settimanale dei sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani in esclusiva per Il Fatto Quotidiano. Concorrono alla media tutti i sondaggi pubblicati dai maggiori istituti demoscopici nella settimana appena conclusa.

Settimana dal 10/1 al 16/1/2022

La prima media settimanale del nuovo anno (Swg, Noto, Euromedia Research, Index Research e Tecnè i sondaggi considerati) segnala poche novità, eccezion fatta per la crisi del M5s e, in maniera minore, della Lega.

Il Movimento cala fino al poco entusiasmante 14,3%, un punto netto in meno rispetto alla fine del 2021. È chiaro che il risultato è frutto, arrivati a questo punto, della incomprensibile guerra che i detrattori interni di Giuseppe Conte hanno dichiarato all’ex premier. Le continue dichiarazioni alla stampa di sconosciuti senatori e deputati, quelle dei “dimaiani” di ferro, i silenzi sospetti di Grillo, i continui distinguo che confermano retroscena catastrofici, hanno superato i confini della fisiologica dialettica interna di partito arrivando agli elettori grillini, già stanchi e poco soddisfatti dell’attuale governo Draghi, inducendoli, dubbiosi, a rifugiarsi nell’astensione (nessun partito sembra guadagnare dal calo del M5s questa settimana). Peraltro, la delicata partita per il Quirinale non sembra al momento l’occasione giusta per ridare smalto ai 5Stelle.

Non che gli altri partiti siano messi meglio rispetto al Risiko presidenziale.

Il Pd mantiene la prima posizione (21,2%, -0,1) con un punto e mezzo di vantaggio sui Fratelli d’Italia (19,7% medio).

Perde nuovamente mezzo punto la Lega (18,5%), l’altro grande partito dal futuro incerto, la cui leadership si gioca molto con l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Salvini è costretto ad autocandidarsi al ruolo di kingmaker, ma la strada è stretta e impervia e un fallimento del Cdx danneggerebbe lui e solo marginalmente Giorgia Meloni.

Forza Italia è data in recupero (8,4%) ma, al di là dell’interesse acceso dalla candidatura di Silvio Berlusconi, il futuro prossimo rimane precario. Cosa accadrebbe al partito se il leader fosse realmente eletto al Colle? E al contrario, se fosse bocciato anche e soprattutto per il “tradimento” degli alleati?

Rimangono ai margini della partita e anche del gradimento degli elettori tutti gli altri: Azione (3,8%), l’ex cartello tra Articolo Uno e Sinistra Italiana (3,8%) e soprattutto ItaliaViva (2,2%).

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