Quattordici anni dopo i fatti e sette anni dopo la condanna in primo grado a 8 anni e mezzo, il consigliere regionale campano Fdi Marco Nonno è stato assolto in appello dalle accuse di devastazione e di essere stato il regista degli scontri antidiscarica di Pianura, il quartiere di Napoli che nei primissimi giorni del 2008 fu al centro di scene di guerriglia urbana, tra bus dati alle fiamme e assalti alle forze dell’ordine. Violenze fomentate e compiute da pezzi di criminalità e di camorra che si infiltrarono tra le proteste dei cittadini contrari alla riapertura dello sversatoio di Contrada Pisani, decisa (e poi revocata poco tempo tempo) per contrastare la cronica emergenza rifiuti di Napoli. Secondo l’ipotesi accusatoria, nei promotori degli scontri c’era l’interesse a mantenere ‘alto’ il valore immobiliare degli abusi edilizi realizzati nei paraggi del sito, che si sarebbero deprezzati dal continuo andirivieni dei camion colmi di spazzatura.

All’epoca Nonno era un giovane consigliere comunale di An e fu intercettato al telefono il 3 gennaio 2008 con l’allora assessore Giorgio Nugnes mentre si scambiavano informazioni sugli spostamenti delle camionette dei carabinieri. “Sono partiti, stanno a Fuorigrotta”, gli diceva l’assessore. E Nonno girò la notizia a chi gli stava vicino. “Stanno a Fuorigrotta, ragazzi, stanno a Fuorigrotta”. “Stanno venendo per Viale Kennedy… non per Montagna Spaccata… Però attenzione, eh… perché questi sono solo i primi…”. Per quelle telefonate, ritenute dalla Dda elementi di una strategia criminale, Nonno e Nugnes furono arrestati – il primo trascorse due settimane in carcere e 13 mesi ai domiciliari – e poi l’assessore, una decina di mesi dopo, si suicidò. Proprio a Nugnes, Nonno ha dedicato la sua assoluzione dalle accuse più gravi: “Un pianurese doc come me, che ha difeso i cittadini di questo quartiere da un atto che ritenevamo ingiusto”.

Al momento della sentenza, la moglie di Nonno si è lasciata andare a un pianto liberatorio. Resta in piedi un’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per la quale il politico napoletano è stato condannato a due anni. Circostanza che secondo un’applicazione letterale della legge Severino a proposito delle sentenze di condanna per reati non colposi, metterebbe Nonno a rischio di sospensione dalla carica di consigliere regionale. I suoi avvocati, Massimo Fumo e Giovanni Bellerè, preannunciano nuove battaglie legali sul punto.

“Ci fu una protesta di popolo ma noi non avevamo niente a che fare con le degenerazioni che in certi momenti si possono verificare – ha commentato Nonno in un’intervista a ‘Il Mattino’ – e a distanza di 14 anni mi chiedo come sia stato possibile che nessun esponente della pubblica amministrazione sia stato condannato per le tonnellate di rifiuti che hanno devastato la Campania”.

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