Se c’è un personaggio che incarna plasticamente il «nel bene o nel male purché se parli» è Tommaso Zorzi. Esordiente di successo, per qualcuno è uno dei volti tv del futuro, per altri è ancora una personalità ancora da incasellare: di certo lui è capace di surfare senza scomporsi troppo tra critiche al vetriolo e elogi di massa sui social, complice una fan base agguerrita. Dopo un periodo di sovraesposizione post Grande Fratello Vip, ha trovato su Discovery la sua nuova via professionale: così domenica 9 gennaio sbarca su Real Time in prima tv con Drag Race Italia (già trasmesso su discovery+), versione italiana prodotta da Ballandi dell’iconico format di Ru Paul, di cui è giudice con la drag queen Priscilla e l’attrice Chiara Francini.

Tommaso, che cos’è Drag Race? Provi a spiegarlo a chi non l’ha mai visto.
È un talent che ruota ad un oggetto centrale: l’arte drag, che è un grande contenitore visto che le protagoniste devono sapere cantare, cucirsi degli abiti – spesso monumentali – recitare, ballare, fare spettacolo e comedy. È la celebrazione di un’arte, per altro ancora poco valorizzata in Italia.

Quanti pregiudizi e cliché ci sono ancora sulle drag?
Troppi. Qualcuno ancora le associa ad una rappresentazione grottesca del mondo Lgbt e delle donne, altri sono fermi al preconcetti sordidi. In realtà è molto altro: c’è il talento e ci sono storie di un pezzo di umanità per troppo tempo derisa, offesa e bullizzata.

Il momento più emozionante di questa esperienza?
Durante After The Race, l’intervista alla eliminata che conduco io. L’incontro con Ivana Vamp, una delle concorrenti, mi ha toccato nel profondo quando ha raccontato di come la famiglia l’abbia completamente abbandonata e lasciata solo dopo il coming out. «Lascio sfogare l’ignoranza mentre la mia intelligenza tace», mi ha detto. Quella risposta sintetizza la forza di ogni drag queen: hanno mangiato la polvere ma hanno saputo rialzarsi. Chi le riduce a delle macchiette pecca di superficialità e cattiveria. La drag cattura l’attenzione con l’esagerazione ma ha un universo interiore di dolore e rivincita tutt’altro che superficiale.

Il coming out di Enorma Jean sulla sua sieropositività come l’ha vissuto?
Mi ha commosso. Ma l’ho trovato estremamente normale, perché penso che il fatto in sé andrebbe normalizzato e dedrammatizzato permettendo alle persone sieropositive di levarsi finalmente di dosso lo stigma che li imbriglia da quarant’anni. Enorma è stata straordinaria.

Il momento più surreale?
Ovunque ci fosse Luquisha Lubamba, un’altra delle concorrenti. Lei è l’emblema del surreale.

Non è mancata l’alta tensione con le sfuriate di Enorma e di Ava Hangar: hanno superato il limite e sono state oggetto di provvedimenti disciplinari. Lei era d’accordo?
No e l’ho detto. Sono stato l’unico giudice a non esprimermi, a differenza di Priscilla e di Chiara Francini. Ma ovviamente rispetto le decisioni della produzione.

Quando le hanno proposto di fare il giudice di Drag Race Italia qual è stata la sua reazione?
Sono rimasto pietrificato. «Ma stiamo scherzando?». Poi ho chiamato il mio migliore amico e gli ho detto: «Non puoi capire cosa mi hanno proposto di fare. Sparala più alta che puoi». «Sanremo o Drag Race». Io sono un cultore totale di questo show ed è stata una fortuna enorme esordire con un ruolo così.

Giochiamo un po’. Salotto e visione di gruppo della prima puntata di Drag Race Italia. La guarda con Simone Pillon – che ha definito il programma «propaganda Lgbt» – o Platinette?
(ride) Lotta durissima. Forse Platinette, anche se siamo molto diversi.

Francesco Oppini o Dayane Mello?
Oppini.

Siete di nuovo amici?
Ci siamo sentiti per farci gli auguri e ci siamo ripromessi di sentirci a breve.

Matteo Salvini o Giorgia Meloni?
Forse la Meloni, anche se non credo che capirebbe il programma. Sarei curioso di vedere la sua reazione davanti a storie di alienazione, razzismo e bullismo.

A proposito della Meloni, è stato accusato di aver «flirtato» con lei durante una puntata del Costanzo Show e una parte della comunità Lgbtiq+ non glie lo ha perdonato.
Leggevo critiche così aspre che mi sono rivisto quel pezzo decine di volte. Lei mi ringraziava per il tormentone «Io sono Giorgia» e io forse non ho risposto come avrei dovuto. Non sono stato incisivo? Sì. Mi comporterei in un’altra maniera. Sì. Mi sono scusato più volte ma i mie detrattori hanno continuato a darmi addosso pur avendo specificato il mio pensiero e avendo criticato sempre le politiche di Meloni o Salvini. Più di così non posso fare.

Alla vigilia di Drag Race è partita una raccolta firme e sui forum è stato accusato tra le altre cose di essere «simpatizzante di politici di destra, razzista, bifobico».
Guardi, ho ricevuto in questi mesi le minacce dei neofascisti e dei no vax che mi hanno scritto robe tipo «sappiamo dove abiti, veniamo a spaccarti la faccia», si figuri se me la prendo una raccolta firme. Se mi danno del fascista io querelo, se mi danno del razzista pure. Hanno detto che sono bifobico per una battuta infelice fatta alla Mello al Gf Vip. Non rispondo più ricordando che ho una sorella bisessuale perché mi sembra come dire «ho molti amici gay».

Perché una parte della comunità gay la detesta?
Credo per un odio nei miei confronti in quanto personaggio. Alle critiche sono abituato ma quelle di una parte della comunità Lgbt mi fanno più male: mi sono sempre esposto, ci ho messo la faccia, ho supportato molte associazioni e non è bello ricevere offese spesso pretestuose, anche perché ho la sensazione che arrivino da chi, per altro, fa l’attivista dal divano di casa e non ha mai mosso un dito per la causa.

Tornando a Drag Race: la seconda stagione si farà?
Non ne ho idea. Ma di solito quando la prima va bene, si replica.

La popolarità le è esplosa tra le mani un anno fa, al Grande Fratello Vip. Il successo l’ha più destabilizzata o galvanizzata?
La destabilizzazione presuppone una stabilità che non ho mai avuto. Ironia a parte, è cambiata la mia vita professionale, non quella privata. È un attimo essere fagocitati o credere che il mondo sia quello dei set e degli show. Io sono molto con i piedi per terra: frequento gli amici del liceo, amo ciò che faccio ma non vedo persone dell’ambiente dello spettacolo, a parte rare eccezioni.

In quei mesi tutti dicevano la loro su di lei: amici, presunti tali, ex fidanzati.
Essere famosi perché sei amico o fidanzato è un gioco pericoloso. Ci vuole talento per vivere di luce riflessa: o sei bravo o ti bruci e ti tocca reinventarti ogni tot mesi.

In molti l’accusavano di sentirsi arrivato.
Non sono così ingenuo. Non mi considero arrivato, sono all’inizio di un percorso: questo ambiente ti fa credere di essere parte di un sistema ma è pronto a farti fuori al primo errore.

Il temuto Aldo Grasso ha scritto: «A presentare Drag Race Italia ci sono la “zia” Priscilla, l’attrice Chiara Francini e il non so cosa Tommaso Zorzi». C’è rimasto male?
No. Non mi piacciono le etichette ma forse quel “il non so cosa” è una definizione che parzialmente mi rappresenta. In parte credo abbia ragione, perché sto ancora costruendo una mia identità televisiva.

E cosa pensa di fare per costruirla?
La domanda giusta forse è cosa non devo fare. L’ho capito dopo la sovraesposizione televisiva post Gf Vip. Ripeto: sono all’inizio di un percorso e non ho obiettivi, perché a forza di importi dei traguardi non ti godi mai le cose.

A proposito di sovraesposizione televisiva post Gf: ci sono delle scelte che non rifarebbe?
No, perché mi è servito tutto. Forse farei le cose in maniera diversa, con più attenzione. Ho sbagliato a non avere più cura di certi progetti ed è una cosa che mi rimprovero.

Pensa di essere stato più criticato o sopravvalutato in quei mesi?
Sopravvalutato. E ne ero consapevole. In certi momenti leggevo cose assurde, sia in positivo che in negativo, e mi dicevo: «Anche meno».

Anche la sua fan base certe volte esagerava. Scrivevano cose tipo: «È il nuovo Baudo», «dategli Sanremo».
(ride) Liberi di scriverlo ma guardi che sono un giudice severissimo di me stesso: sono così critico che non mi piace lodarmi nemmeno quando faccio una cosa bene.

In che rapporti vi siete lasciati con Mediaset?
Ottimi. Hanno capito le mie necessità e le hanno rispettate.

Rifarà l’Isola dei Famosi come opinionista?
Non credo, desidero restare a Discovery.

Ha già in mente il dopo Drag Race?
Un sogno? Vorrei che il prossimo progetto fosse un programma firmato da me anche come autore.

Format già esistenti o idee originali?
Entrambe le cose. C’è molto fermento creativo e ricambio generazionale a Discovery e mi piace l’idea di essere ascoltato, spesso dai vertici aziendali, di parlare la loro lingua e di poter proporre cose mie.

Negli ultimi mesi si è preso spesso delle pause dai social. Detox o strategia?
Un po’ per giocare di sottrazione e non stufare il pubblico. Un po’ perché ho fatto i conti con una paura: quella di non postare e dunque non esserci. Ho capito che era una scemenza. Soprattutto se non ho cose interessanti da dire, mi eclisso.

Ha cambiato anche i suoi contenuti?
Sì, prima facevo cento storie parlando magari di sesso orale, ora ho messo dei paletti. Anche per non alimentare articoli e polemiche. O per non essere strumentalizzato, come accade ad esempio ogni volta che tirano fuori quel video in cui bevevo birra la mattina: avevo 19 anni, capita a tutti di sbagliare.

Questa virata centra anche con il fatto che dei private equity abbiano investito su di lei?
Non c’è nulla di scritto, è una mia scelta. Certo, questa cosa ha cambiato un po’ la prospettiva. Credo di essere uno dei primi in Italia, nel settore dell’intrattenimento: per dirla in parole semplici, è come cedere una parte dei diritti di immagine a un fondo privato, che ti aiuta a crescere non solo come personaggio ma come azienda. Questo mi aiuta ad alzare l’asticella.

Tra gli investitori c’è anche il venture capitalist Leonardo Bongiorno, il figlio di Mike.
Leo lo conosco da sempre, frequentavamo lo stesso giro di amicizie. Lui e gli altri investitori hanno che ha visione lucida delle cose, sanno guardare le cose a lungo termine.

Il capitale investito nella società servirà a finanziare i suoi prossimi progetti in ambito televisivo e digital e a rafforzare il suo posizionamento televisivo. In che modo?
Uno degli obiettivi di questa parte di entrepreneurship è di arrivare alla produzione di format miei: è come mettere le basi per il futuro, vorrei realizzare programmi e cucirmeli addosso.

È il suo piano b?
No, è il mio a. Mi piace molto stare dietro le telecamere. Credo che sia una scommessa bella e ambiziosa.

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