Al tuo elettore non far sapere quanto è buono il referendum, con o senza le pere. A chi mi riferisco? Alfredo Bazoli, eletto alla Camera dei Deputati per il Partito democratico, relatore – insieme a Nicola Provenza, M5S – di una proposta di legge sull’aiuto medico alla morte volontaria che restringe le possibilità di scelta alla fine della vita, nella speranza di ostacolare il referendum sull’eutanasia.

Ma non ce l’ho con lui, in realtà. Penso solo sia giusto rendergli l’onore dell’opera di guastatore antireferendario e non lasciarla in esclusiva per i lettori di Avvenire che l’ha intervistato il 15 dicembre.

Prima serve un riassunto delle puntate precedenti:

– “l’aiuto al suicidio” (art. 580 codice penale) è già parzialmente depenalizzato dalla Corte costituzionale, a condizione che il paziente sia lucido, affetto da patologia irreversibile, con sofferenza fisica o psichica insopportabile e tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale;

– il referendum sottoscritto da 1.240.000 persone chiede invece la parziale abrogazione dell’art 579 del codice penale (omicidio del consenziente);

– una volte raccolte le firme sul referendum, il Parlamento ha partorito in tutta fretta un testo approvato a novembre in Commissione alla Camera dei Deputati; il testo è stato discusso alla Camera, ma la votazione è rinviata a data da destinarsi;

– il 15 febbraio la Corte costituzionale si riunirà per decidere se il referendum è ammissibile;

– mentre la proposta di legge Bazoli-Provenza tocca l’art.580 del cp, il referendum riguarda il 579 cp, quindi l’approvazione della prima non influirebbe, formalmente, sull’ammissibilità della seconda.

E ora finalmente possiamo dare la parola a Bazoli, del quale ho selezionato alcuni passaggi:

– “Sono state accolte molte delle sollecitazioni, provenienti in gran parte dal centrodestra. Sono stati inseriti (rispetto alle norme già introdotte dalla Corte costituzionale, nda) criteri molto precisi per accedere alla cosiddetta morte volontaria medicalmente assistita, mettendo degli argini alla pratica dell’eutanasia”.

– “Alla patologia irreversibile è stata aggiunta (rispetto alle norme già introdotte dalla Corte costituzionale, nda) una nuova precondizione, la prognosi infausta. In pratica non basta che una patologia non sia curabile, ma occorre che sia allo stato terminale”.

– “La lacuna normativa, sfruttando l’inazione del Parlamento, fornirebbe un’arma formidabile ai sostenitori del referendum, nell’ipotesi che il quesito venga accolto. La lacuna potrebbe essere colmata con la liberalizzazione dell’eutanasia“.

Bazoli spiega dunque molto chiaramente ai lettori di Avvenire quali sono i suoi obiettivi: restringere il campo di applicazione della sentenza della Consulta, fermare il referendum e l’eutanasia. Ma siccome il referendum è su un altro articolo del codice penale, la speranza inconfessata è che il referendum non sia ammesso dalla Consulta o che non raggiunga il quorum, magari grazie al fatto che il suo partito non dirà di andare a votare perché preferisce che sia approvata la legge. Una volta tolto di mezzo il referendum, tutto potrà poi far la fine del ddl Zan.

Domanda: quanti delle decine di parlamentari del Pd favorevoli al referendum, o delle centinaia di eletti Pd che hanno autenticato le firme referendarie, o delle migliaia di militanti Pd che sono stati attivisti referendari, o delle centinaia di migliaia di firmatari Pd, o dei milioni di elettori Pd favorevoli all’eutanasia… insomma, quanti di loro sono a conoscenza della manovra antireferendaria in atto? Azzardo una risposta: quasi nessuno.

Ma è davvero colpa d’Alfredo, che con i suoi discorsi seri e inopportuni vuol farci sciupare questa occasione (semicit.)? Difficile crederlo.

Ho già partecipato a tre Agorà del Pd. di cui due sul fine vita. L’Agorà è il processo partecipativo lanciato dal Segretario del Pd Enrico Letta per decidere che posizione prendere su vari temi e per ascoltare le proposte della base. E’ una cosa molto figa, realizzata con una piattaforma online con software libero del Comune di Barcellona, e ognuno può dire la sua, benissimo. Il Segretario ci crede molto, vuole ascoltare le Agorà e gli iscritti prima di decidere su certi temi – ancora più, benissimo.

Ma allora perché lasciare che in Parlamento la linea sia quella di mandare a monte il referendum senza dibattito? Cosa direbbe il popolo Pd sul referendum?

“Sono convinto che se non ci fosse stato lui mi avrebbe detto sìììì”, canta Vasco. Sono in realtà convinto che voteranno Sì comunque, con o senza Alfredo e Enrico. Basta che qualcuno al militante Pd faccia sapere quanto resta buono il referendum, con o senza pere.

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