di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Letta, Conte, Meloni, Renzi, Salvini e Berlusconi, per non parlare del corpo elettorale italiano, rassegnatevi! È già deciso chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica: Mario Draghi. E chi lo ha deciso? Mario Draghi. Giochi chiusi.

Occorre dire che l’ultima conferenza stampa del Presidente del consiglio è un capolavoro: in poche parole c’è tutto. Ipse dixit: “Ho realizzato il mio mandato, il governo può andare avanti chiunque lo guidi. Deciderà il Parlamento. Fondamentale per l’azione di governo è stato il sostegno dei partiti. Le mie aspirazioni personali non contano. Io sono una persona, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni”.

Traduzione in italiano. “Ho realizzato il mio mandato” per me significa che “è inutile il pigolare nel cortile della politica sulla necessità che io rimanga a Palazzo Chigi fino alle prossime elezioni per garantire l’uscita del Paese dalla pandemia e il successo del Pnrr. Ho già fatto tutto: la pandemia è finita e il Pnrr è realizzato. Quindi non ci sono scuse per non mandarmi al Colle”. Ma ha veramente finito il compitino? Questo non è rilevante, perché Draghi ha deciso che lui ha finito. Punto.

Quindi, secondo messaggio, se non lo si vuole al Colle lui torna a fare il nonno. Anche perché con me al Colle “il governo può andare avanti chiunque lo guidi.” Anzi, più incolore è e meglio è. Ma un ruolo centrale al parlamento è assegnato: “Deciderà il Parlamento” per fare tutto quello che mi pare e quindi basta formalità e votatemi per il Quirinale. Ovviamente sarà riconoscente per questo e un parlamento che lo voti può contare sulla sua benevolenza e prosperare fino alla scadenza naturale (comunque poi si vedrà, perché con Draghi al Colle è anche inutile votare e forse varrà la pena rinviare le elezioni fino alla fine del settennato).

Che bel Paese! Di fatto siamo alla fine della democrazia parlamentare, Draghi si autoproclama Presidente della Repubblica senza neanche ricorrere al suffragio universale necessario in una Repubblica presidenziale, “ricattando” il Parlamento e la politica.

Quale è il senso del “ricatto”? Lo spiegò Davide Faraone (Italia Viva) quando si insediò Draghi e gli disse: “È lei il nostro Mes”, una ammissione in parlamento del commissariamento del Paese ad opera delle burocrazie europee. Soldi, ottenuti da Conte, e forse benevolenza con il prossimo fiscal compact in cambio della fine delle alzate di ingegno degli elettori che votano chi gli pare.

Diciamoci la verità, l’euroburocrate Draghi è null’altro che questo. Cosa c’entri tutto ciò con la democrazia non è dato sapere. Anzi abbiamo toccato il fondo, e questo per me è il momento più basso della democrazia italiana da dopoguerra ad oggi.

Un duplice strappo, mai visto fino a ora, alla prassi e al ruolo della politica e dei partiti: è Draghi stesso che si autoproclama, dopo Berlusconi, Presidente della Repubblica ed è sempre lui che si autopromuove per aver finito in così breve tempo il compitino. Oggettivamente le mirabilia annunciate non si sono viste, ma al continuo panegirico della stampa ha finito per credere anche lui: siamo alla egolatria.

L’avessero saputo prima gli epigoni del ceppo sociale, i ricchi latifondisti e gli industriali, che pascolano e prosperano nelle verdi praterie della finanza e si sollazzano tra la Scala e i teatri fiorentini, avrebbero evitato anche il ‘bis, bis’ a Mattarella. Diciamo la verità: la sua permanenza al Colle è utile solo per dare tempo a Draghi di liberarsi dagli impegni di governo per salire al Colle, un semplice portatore d’acqua. Ma dalla sortita di oggi di lui non c’è più bisogno.

È ora che cali il sipario. Ite, Missa est! Gli italiani hanno già capito che il loro voto è inutile, tanto a governare saranno sempre gli stessi. Un parlamento sempre più balcanizzato e privo di dignità eleggerà il Presidente della Repubblica tra ricatti e torbide manovre e con l’unico faro di prolungare la propria esistenza. Amen!

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