Erano stati espulsi dopo che avevano votato no alla fiducia al governo Draghi. Ma ora 6 parlamentari del Movimento 5 Stelle dovranno essere reintegrati nel gruppo del Senato: tra loro ci sono l’ex ministra Barbara Lezzi e il “veterano” – già parlamentare con l’Italia dei Valori – Elio Lannutti. La decisione per il reintegro è stata decisa dal Consiglio di garanzia, l’organo di appello di Palazzo Madama. In sostanza, da quanto spiegato da Luigi Vitali (Forza Italia, presidente del Consiglio di garanzia), l’espulsione è stata ritenuta non valida perché il M5s – a differenza di tutti gli altri gruppi parlamentari – non prevede il doppio grado nel procedimento sanzionatorio. “Noi – dice Vitali – abbiamo preso in esame un’ordinanza delle sezioni unite della Cassazione a seguito del ricorso fatto da un senatore espulso che si era rivolto al tribunale di Roma, il tribunale però si era dichiarato incompetente. Oggi abbiamo detto che la natura giuridica del gruppo parlamentare è assimilabile a quella di un’associazione privata e in quanto tale soggetta a dei principi previsti anche dalla Costituzione. L’espulsione in sé per sé era un atto regolare, quello che mancava era un grado di appello alla sanzione disciplinare”. In sostanza, secondo la posizione del Consiglio di garanzia, chi viene espulso deve poter fare un ricorso per dire se l’espulsione è corretta o meno. Il secondo motivo per cui l’espulsione è stata annullata è che “il gruppo parlamentare deve essere autonomo dal partito politico invece nel provvedimento che è stato fatto nei confronti degli ex 5s c’era un richiamo che diceva, ‘visto la determinazione del capo politico ti espello dal gruppo’. Questo è impossibile, non ci può essere invasione di campo. Per tutti questi motivi abbiamo dichiarato la nullità”.

Oltre a Lezzi e Lannutti, gli altri reintegrati nel gruppo M5s del Senato sono Rosa Silvana Abbate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado e Fabio Di Micco. “Tutta questa vicenda mi lascia dentro una profonda amarezza – dice tra gli altri Abbate – perché dal primo momento non è stata valutata con serenità la nostra posizione. Sin da subito è stato chiaro che era stato un provvedimento affrettato e preso in pochi minuti”. “Da oggi faccio di nuovo parte del gruppo parlamentare del M5s – dichiara la senatrice Lezzi – ed osserverò principi e valori che mi hanno permesso di rivestire il ruolo di senatrice compresi quelli di non concedere la fiducia ad un governo Draghi ma di valutare i provvedimenti nel merito e concorrere all’approvazione solo se aderenti alle esigenze dei cittadini”. Stessa posizione di Lannutti: “Per me oggi è una giornata triste, non festeggio quelli che hanno massacrato il M5s, che si assunsero la decisione di espellerci dal Movimento. Certamente continuerò a non votare la fiducia al governo Draghi”. “Chi si è macchiato di questa colpa – continua – credo che dovrà fare ammenda. Hanno contribuito a uccidere l’ultima speranza rappresentata dal Movimento”.

Non pare però questo lo stato d’animo di Vito Crimi, che decise le espulsioni come capo politico reggente dei 5 Stelle. Si pente?, gli chiede l’agenzia AdnKronos. “Assolutamente no. Attendiamo le motivazioni, ma da quel che mi risulta sono solamente procedurali e non hanno alcuna attinenza né col merito né con la legittimità della decisione”. Quanto all’anticipazione di Lezzi e Lannutti sul voto contrario al governo Draghi Crimi ritiene “davvero assurdo politicamente, oltre che impraticabile per come è organizzato il Senato, che possano coesistere maggioranza e opposizione (non occasionale ma stabile) nello stesso gruppo parlamentare“. “L’adesione al gruppo parlamentare – spiega – prevede l’accettazione del Codice etico che prevede l’obbligo di conformarsi alle decisioni dell’assemblea degli iscritti cosa che i senatori non hanno fatto”. Insomma, sembra quasi che la vicenda si trasformi in un gioco dell’oca per cui potrebbe arrivare una nuova espulsione sempre per lo stesso motivo: in quel caso il M5s dovrà però tenere a mente i rilievi del Consiglio di garanzia del Senato.

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