Prima fissata alla vigilia di San Silvestro, poi spostata al lunedì dopo l’Epifania. Fa discutere, a Catania, la scadenza del bando per la realizzazione del nuovo Tribunale indetto dal Genio civile, ente coinvolto di recente in uno scandalo di corruzione che ha portato all’arresto di tre funzionari. Come termine ultimo per partecipare alla gara d’appalto, dal valore di oltre quaranta milioni di euro, il Genio civile aveva previsto la mezzanotte del 30 dicembre: una data poi rivista, spostandola più in là fino al 10 gennaio, ma sempre con le feste natalizie di mezzo. “Abbiamo valutato di prorogare i termini per consentire una partecipazione più ampia”, dichiara il responsabile unico del procedimento Gaetano Laudani a ilfattoquotidiano.it, “il tutto, comunque, consapevoli che la normativa attuale concede la possibilità di ridurre i termini anche a 15 giorni”. Tra le ditte potenzialmente interessate c’è chi però teme di non riuscire ad avere il tempo sufficiente a proporre un’offerta adeguata e competitiva. Specialmente in un caso come questo, in cui l’appalto verrà aggiudicato tenendo conto non solo del ribasso economico ma anche e soprattutto delle migliorie tecniche. “Ci affidiamo a consulenti esterni e non è semplice riuscire a studiare il progetto in un periodo come quello attuale con le festività di Natale dietro l’angolo”, lamenta in anonimo un imprenditore.

A complicare ancor di più le cose c’è il fatto che a oggi non sia stata messa a disposizione delle imprese la documentazione tecnica sulle opere da realizzare: dal progetto esecutivo al cronoprogramma, dai disegni tecnici ai computi metrici, fino al disciplinare di gara, ovvero l’atto che descrive nel dettaglio quali saranno i criteri utilizzati dalla commissione per valutare i progetti. “Stando alla mia esperienza posso di certo dire che non si tratta di un fatto consueto”, commenta Santo Cutrone, presidente regionale di Ance, l’associazione dei costruttori edili. “Io credo che pubblicare un bando senza allegati di fatto non dia alcuna possibilità alle ditte di organizzarsi. Quali professionisti bisognerebbe allertare se non sappiamo su quali settori vengono richieste le migliorie?”. Per Cutrone, l’avere reso noto soltanto l’avviso di indizione della gara “ha avuto come effetto quello di fare scattare i tempi per la partecipazione: per questo, fossi un amministratore pubblico, li farei ripartire dal momento in cui verranno divulgati gli altri documenti”. Ance Sicilia nei giorni scorsi ha ottenuto dal Tar l’annullamento di un’altra gara da oltre dieci milioni per la realizzazione di un parcheggio interrato in centro città: all’origine del ricorso c’erano criticità nel bando che non avrebbero consentito alle imprese (solo cinque hanno partecipato) di formulare offerte competitive. “Non appena leggeremo il disciplinare di gara, valuteremo se rivolgerci anche in questo caso alla giustizia amministrativa”, annuncia il presidente.

Posizione più morbida quella dell’Ordine degli ingegneri, tra i professionisti più coinvolti per la formulazione delle migliorie tecniche da presentare in fase di gara. “Con la rettifica e la nuova scadenza al 10 gennaio è stato concesso un tempo maggiore rispetto a quello minimo previsto per legge, che è di 15 giorni”, dichiara il presidente degli ingegneri catanesi Mauro Scaccianoce. “Lo snellimento delle procedure deve essere sempre coniugato con il rispetto di tempi compatibili con le attività da svolgersi, ma gli ingegneri, con le altissime professionalità che li contraddistinguono, sapranno rispettare i tempi previsti”. Proprio la riduzione dei termini per lo svolgimento delle procedure d’appalto è una delle misure contenute nel decreto Semplificazioni. Sul tema degli interventi per rilanciare il mercato – tra cui anche l’innalzamento delle soglie degli importi sotto le quali è possibile indire gare a inviti – esprime perplessità anche l’organizzazione no profit The Good Lobby: “È stato introdotto un sistema incentrato sulla deroga alle procedure ordinarie, con meno regole ma anche minori controlli e una maggiore discrezionalità”, dichiara il presidente Federico Anghelé. “Si tratta di una semplificazione che può anche essere pericolosa per la tutela della trasparenza”.

Ma le polemiche attorno al progetto della cittadella giudiziaria sono nate ben prima che la gara venisse indetta. A far discutere è la localizzazione dell’opera, che dovrebbe sorgere a poche decine di metri dal mare, su un tratto di lungomare che per decenni ha ospitato il palazzo delle Poste. Tra le associazioni più critiche c’è Legambiente: “La nostra posizione rispetto a questo progetto è sempre stata contraria”, dice la presidente della sezione etnea Viola Sorbello. “I motivi sono tanti: dal punto di vista ambientale non è più accettabile la sottrazione del territorio per nuove edificazioni, per trovare spazi agli uffici giudiziari si sarebbe potuto investire nella riqualificazione di immobili già esistenti in centro. A ciò si aggiunge la scelta di impedire alla collettività di godere di spazi pubblici e panorami che per buona parte del lungomare sono occupati da costruzioni”.

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