Tre funzionari pubblici e due imprenditori arrestati, un altro sospeso e poi – citati nelle intercettazioni ma non indagati – un assessore regionale e un suo collaboratore. Sono gli ingredienti dell’ultima inchiesta sulla corruzione in Sicilia. Il bubbone è scoppiato a Catania, in via Lago di Nicito, strada che collega lo storico ospedale Garibaldi agli arrusti e mangia che servono carne di cavallo a turisti e non. Due immagini che richiamano l’idea che la procura si è fatta su come andassero le cose al Genio civile, tra preoccupanti condizioni di salute in tema di trasparenza e gente che – come si dice da queste parti – mangiava, lucrando sulle risorse pubbliche stanziate per sistemare strade, mettere in sicurezza le colline, pulire i fiumi che sempre più spesso esondano.

Il volto principale dell’inchiesta Genius, condotta dalla Guardia di finanza, è quello di Natale Zuccarello. Andato in pensione poche settimane fa dopo una lunga carriera all’interno della pubblica amministrazione, di lui, negli anni scorsi, ha parlato la commissione regionale Antimafia in un approfondimento sulle modalità con cui venivano rilasciate le autorizzazioni ai privati delle discariche. Da capo del Genio civile, secondo il pm Fabio Regolo, Zuccarello avrebbe pilotato le gare d’appalto in cambio di tangenti. Nell’ordinanza di custodia cautelare si ricostruiscono due vicende, ma l’indagine resta aperta e non sono esclusi ulteriori colpi di scena.

“Ne ho portati cinque, poi altri venticinque. Va bene? Sei contento?” A parlare così, a fine gennaio scorso, sarebbe stato Nunzio Adesini. L’uomo lavora per la Nurovi, l’ultimo volto dei Mondello, famiglia che da Gela ha costruito un’importante storia imprenditoriale, con commesse in giro per l’Italia e non solo. Nella storia dei Mondello non mancano denunce alle forze dell’ordine, dopo anni di pagamento del pizzo alla criminalità organizzata, e buoni rapporti con le istituzioni. L’ex pm Niccolò Marino, già assessore regionale in Sicilia ai tempi di Rosario Crocetta, nell’ambito dell’indagine che avrebbe portato al processo all’ex volto dell’antimafia Antonello Montante, cita l’imprenditore. “Si evince – scrisse il gip – l’esistenza di buoni rapporti tra Emanuele Mondello, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il senatore Lumia”.

Adesini e il cognato Rocco Mondello, uno dei figli di Emanuele, sono stati arrestati ieri con l’accusa di avere pagato mazzette per accaparrarsi la messa in sicurezza di una condotta e il rifacimento di una statale. Nel cellulare di Adesini, gli investigatori hanno trovato la foto di un pizzino in cui sono riportate le cifre che sarebbero state borsate dai Mondello per oliare i rapporti con il Genio civile di Catania. Zuccarello, per intascare la somma e la promessa di un’ulteriore consegna di denaro, si mette in disparte. “Pur essendo in teoria un incontro normale – scrive il gip – invece di incontrarsi nell’ufficio di Zuccarello si appartavano in un anfratto”.

Ad aprire uno spaccato sul rapporto che avrebbe legato Adesini al capo del Genio civile è però un’altra discussione. Un mese prima, il 29 dicembre 2020, i due si vedono in piazza Verga, a pochi passi dal tribunale di Catania, e parlano sia del passato che del futuro. Fanno riferimento a una gara del 2018 indetta dall’Autorità portuale e vinta proprio dalla Nurovi, mentre Zuccarello era stato presidente della commissione giudicatrice. “Per quanto riguarda il porto, hai ricevuto quello che ti toccava?”, chiede Adesini. Che, dopo avere ricevuto risposta negativa, aggiunge: “Io li ho dati, tutti pi tutti”. Per tutti. Il discorso poi si sposta su un lavoro da svolgere a Vampolieri, collina che guarda sui faraglioni di Acitrezza. Zuccarello spiega di avere pensato alla Nurovi, e di averlo fatto in seguito a una sollecitazione ricevuta. “Io devo dirti la verità, non è idea mia questa di qua; è idea dell’assessore o del suo entourage”, dice Zuccarello intercettato. In prima battuta l’imprenditore non comprende il riferimento, ma poco dopo è lo stesso capo del Genio civile a fare il nome: Marco Falcone.

Esponente di Forza Italia nel governo di Nello Musumeci, Falcone si è detto stupito del coinvolgimento. “Sono dispiaciuto per essere tirato in ballo in una vicenda che mi vede completamente estraneo, se non per aver compiuto la consueta attività di stimolo e vigilanza che interessa i lavori pubblici di tutta la Sicilia – ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture – Come già ribadito in passato confermiamo la fiducia nella magistratura, impegnata a vigilare sull’attività della pubblica amministrazione nell’interesse di tutti. È giusto e naturale che le eventuali condotte illecite vadano perseguite, senza che ciò getti un’ombra sull’intera e importante mole di lavoro e sull’impegno del Genio civile di Catania in questi anni”.

Tra gli appalti finiti nel mirino degli inquirenti, che già a giugno avevano ordinato il sequestro di documenti e denaro in contanti a casa dei funzionari coinvolti, ce n’è anche uno andato alla Nurovi in veste di società legata al consorzio Caec. In questo caso non si trattò di un affidamento diretto, ma di una gara con 15 inviti. A presentare l’offerta, però, fu solo il Caec mentre le altre ditte disertarono. Per la procura, la lista delle imprese da invitare sarebbe stata concordata a tavolino.

Intanto Zuccarello e gli altri indagati sono già comparsi davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. L’ingegnere non si è sottoposto alle domande, ma ha rilasciato spontanee dichiarazioni. “Per il momento – ha commentato il suo legale, l’avvocato Nino Grippaldi – ci siamo concentrati sulla mancanza di esigenze cautelari. Da pensionato e senza alcun incarico di fiducia in essere, per Zuccarello sarebbe impossibile reiterare qualsiasi reato così come inquinare eventuali prove. Per questo abbiamo chiesto la scarcerazione”.

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