Quando la gente vede uno spot mal riuscito, soprattutto quando ha le sembianze di un film, normalmente dà la colpa al regista. C’è questo strano pregiudizio per cui se lo spot è da 30 secondi la colpa è dei creativi, mentre se il format è da 25 minuti come in questo caso la colpa è di chi l’ha girato.

Invece la colpa è sempre e soltanto di chi ha approvato l’idea. Quando è in gioco un budget imponente, si fa una gara a cui vengono invitate a partecipare molte agenzie. Mi rifiuto di credere che questa fosse l’idea migliore fra quelle che hanno partecipato (cioè, mi rifiuto di credere che ce ne fossero di peggiori).

Ora cosa fa un regista quando viene chiamato a dirigere un film? Lo dirige. E al massimo “corregge” quello che i creativi hanno concepito a livello di strategia e di sceneggiatura, ma che magari da un punto di vista cinematografico avrebbe poco senso. E qui dev’esser stata venduta l’idea di un “kolossal” che celebra la filiera e tutto il modo in cui viene prodotto il Parmigiano Reggiano: una spesa ingente su cui però si potrà anche risparmiare, estrapolando dalle situazioni nodali della sceneggiatura sei spot da 30 secondi. Una bella convenienza, devono aver detto al cliente i consulenti. E quindi è passata questa idea perché il progetto spalmato fra più piattaforme digitali suonava più innovativo alla committenza.

Ma qui casca l’asino, perché nessuno di quelli che hanno visto il primo spot in televisione (e si sono incazzati) ha visto il medio-metraggio su YouTube, incazzandosi eventualmente di più. Ve lo proponiamo qui senza pietà.

Niente da dire per l’esecuzione, è sicuramente quello che voleva il cliente. L’unica critica che si può fare al regista (Paolo Genovese) è nel non aver “domato” i giovani attori che per tutto il film recitano da cani. Ma a pensarci bene forse è voluto anche questo. Forse si voleva ritrarre un tipico gruppo di bimbiminkia di Roma Nord, stupidi quanto basta, modaioli quanto basta. E allora sono perfetti, anche se personalmente non amo questo tipo di recitazione.

Ma c’è chi come lo scrittore Christian Raimo ha visto solo il primo spot da 30” e ha reagito istantaneamente come un toro quando vede rosso per la vicenda di Renatino, il mite operaio del Consorzio che incarnerebbe i lavoratori sfruttati del Parmigiano Reggiano. Toppa clamorosa, considerando che perfino i sassi sanno che i casari lavorano senza sosta 365 giorni l’anno, perché il processo di caseificazione non può essere interrotto. La prossima volta, se si vuole “dire qualcosa di sinistra”, meglio documentarsi prima.

Ma esaurita la questione dello “sfruttamento” di Renatino, buccia di banana su cui sono scivolati tutti i commentatori, resta la stupidità della strategia di comunicazione che lascia pensare a un’azienda marketing disoriented: si rincorre la moda delle competizioni da Masterchef con una squadra di bimbiminkia di Roma Nord, che fanno una gita nel mondo del Parmigiano Reggiano per imparare a usarlo come “ingrediente chiave” in una gara e aggiudicarsi il premio: uno stage presso il ristorante di Massimo Bottura.

Dubito che Carlo Cracco avrebbe accettato di recitare una parte così irreale: Bottura qui sembra un drogato di Parmigiano Reggiano, qualunque cosa assaggi basta che sia coperta da una spolverata di formaggio e lui va in trance e proclama un vincitore. D’accordo, era tutta una licenza da commedia all’italiana con tanto di happy end. Ma non sarebbe stato meglio farlo sul serio? Non sarebbe stato meglio fare un contest vero sponsorizzato da Parmigiano Reggiano e da Bottura con le stesse regole? A Masterchef i concorrenti sono veri, nel format analogo dei vari “Got Talent” veniamo anche a sapere la loro storia, quello che coinvolge è esattamente la loro umanità, la loro realtà. Qui diventa tutto una farsa con dialoghi da cinepanettone.

A questo punto lanciamo una sfida: cosa inventereste per consolidare l’immagine e il gradimento del nostro Parmigiano Reggiano, in un momento in cui è sotto attacco per la concorrenza sleale del “parmesan” e per l’insidiosa alternativa del grana padano? Che strategia e che storia inventereste al posto di questo esperimento mal riuscito? Coraggio, fate vedere che sapete fare di meglio. Facciamo una specie di X-Factor pubblicitario, qui sotto nei commenti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

I numeri del telemarketing sono come le vie della Provvidenza: infiniti

next
Articolo Successivo

Eni-Nigeria, l’avvocato dell’azienda scrive a Report e contesta l’intervista a ReCommon. L’ong: “Grave attacco alla libertà di stampa”

next