La maggior parte degli attacchi terroristici nei prossimi vent’anni continuerà probabilmente a essere perpetrata con armi simili a quelle attualmente disponibili, armi di piccolo calibro ed esplosivi improvvisati, perché in genere sono sufficienti, accessibili e affidabili. Basti vedere i numerosi attentati specialmente in Occidente ad opera di lupi solitari. Tuttavia, i progressi tecnologici, tra cui l’intelligenza artificiale e la biotecnologia possono offrire opportunità ai terroristi di condurre attacchi di alto profilo, sviluppare nuovi e diversi metodi di attacco.

Una delle minacce più preoccupanti resta però l’utilizzo dei droni per finalità terroristiche. L’Isis è quello maggiormente interessato. I miliziani dell’Isis sono in grado di adattare droni commerciali, in modo da trasportare bombe o sostanze chimiche che, se lasciate cadere su una folla di persone, potrebbero avere un effetto devastante. Circa una dozzina di soldati iracheni è stata uccisa da droni che trasportavano bombe e droni iraniani sono stati catturati mentre ronzavano in mare vicino delle navi della Marina degli Stati Uniti. Infine non dimentichiamoci del primo ministro iracheno Moustafa al-Kadhimi, uscito illeso da un attentato lo scorso novembre con un drone imbottito di esplosivo, lanciato contro la sua residenza, situata nella Green zone di Baghdad.

La minaccia dei terroristi che usano droni per sganciare bombe o persino armi biologiche sul suolo americano è sempre più reale. I droni di oggi possono trasportare un carico utile di circa il peso di una granata o di una pistola, ma la tecnologia si svilupperà rapidamente e presto saranno in grado di trasportare 10 o 12 libbre, più che sufficienti per causare seri danni in un concerto o un evento sportivo affollato. Lo stesso pericolo si presenta per le dighe, centrali nucleari e altre infrastrutture critiche. Il Pentagono è abbastanza allarmato da questa tecnologia tanto da aver lanciato un programma da 700 milioni di dollari, reclutando start-up civili anti-droni.

I servizi segreti avevano già annunciato l’anno scorso che avrebbero iniziato a testare uno scudo per droni nell’area circostante la Casa Bianca. Le autorità statunitensi hanno già sventato in passato un piano di attacco terroristico sul territorio nazionale. Rezwan Ferdaus, giovane cittadino Usa di origini bengalesi con studi di fisica alla Northeastern University di Boston, è stato arrestato dall’Fbi il 28 settembre 2011 per aver pianificato un attacco al Pentagono e al Campidoglio con droni contenenti esplosivo al plastico C-4. Usando un nome falso, aveva anche ottenuto una replica a controllo remoto di un vecchio F-86 Sabre, un aereo da caccia monomotore sviluppato dall’azienda statunitense North American Aviation alla fine degli anni Quaranta. Ferdaus è stato anche accusato di sostenere al-Qaeda, progettando attacchi contro militari Usa all’estero e costruendo detonatori per IEDs.

Tra l’altro alcune organizzazioni terroristiche possono essere in grado di infiltrarsi nel sistema video oppure confondere i sistemi di navigazione di droni altrui. Per esempio, nel dicembre del 2009 gli Stati Uniti hanno ammesso che un gruppo ribelle sostenuto dall’Iran, Kata’ib Hezbollah, aveva intercettato i video, non criptati, di alcuni Predators impiegati nei cieli dell’Iraq.

La Faa (Federal Aviation Administration) e il Department of Homeland Security stanno entrambi investendo attivamente in una tecnologia che consentirebbe loro di rilevare i droni nello spazio aereo circostante e bloccare le comunicazioni radio da e verso l’aereo. Ancora una volta ai terroristi basterà invertire i poli da positivo a negativo sfruttando tutto ciò che trovano sul campo, inclusa la tecnologia civile.

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