Giudice di Corte d’Appello a Campobasso, capo dell’opposizione in Consiglio comunale a Napoli. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha dato il via libera al rientro in servizio di Catello Maresca, già pm antimafia e sostituto procuratore generale nel capoluogo campano, nonché candidato sindaco per il centrodestra alle scorse comunali (poi sconfitto con ampio margine da Gaetano Manfredi). Una scelta che ha spaccato l’organo di autogoverno, perché l’ex pm ricopre tuttora il ruolo di consigliere comunale, da cui non ha intenzione di dimettersi. “Sono sereno e rispetto le decisioni del Csm. Sono contento di rientrare a fare il mio lavoro. Nel contempo cercherò da civico di dare un contributo alla mia città“, ha dichiarato. Maresca – che è in aspettativa elettorale dallo scorso maggio – aveva chiesto il 12 ottobre di tornare a indossare la toga, indicando come preferenze le procure generali presso le Corti d’Appello di Bari, Firenze e Bologna. Al rifiuto del Csm di collocarlo in quelle sedi aveva ripiegato – il 23 ottobre – sulla Corte d’Appello di Campobasso, a cui poi è stato assegnato, indicando in alternativa la Corte d’Appello o il Tribunale di Salerno. La decisione è stata presa con 11 voti a favore e 10 astenuti, tra cui i consiglieri togati del gruppo progressista di Area. Nella stessa seduta il plenum ha nominato, con 13 voti contro 7, la sostituta procuratrice nazionale antimafia Eugenia Pontassuglia come nuova procuratrice di Taranto.

“Stiamo deliberando il rientro in magistratura di un magistrato che si è candidato come sindaco della città dove lavorava, che attualmente è consigliere comunale a Napoli ed è indicato dalla stampa come leader dell’opposizione al governo della citta, anche se svolgerà le funzioni in un’altra sede”, ha ricordato il consigliere di Area Giuseppe Cascini. “Io ritengo che non sia accettabile consentire ad un magistrato il contemporaneo svolgimento di attività politica e funzioni giudiziarie. Si tratta di una gravissima commistione tra attività giudiziaria e politica che rappresenta un grave vulnus per l’immagine di imparzialità e di indipendenza della magistratura”, ha sottolineato, denunciando “la colpevole inerzia del legislatore” a cui il Csm “ha chiesto da tempo di intervenire sul tema. Dobbiamo registrare come la politica, sempre pronta ad accusare la magistratura di fare politica, poi non si fa alcun problema a sostenere la candidatura a sindaco di un magistrato in servizio nella stessa città e non si preoccupa di vietarne il rientro in servizio”.

Nella bozza di riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario presentata a luglio dalla commissione nominata dalla ministra Marta Cartabia – e presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani – si prevede, tra le altre cose, che i magistrati non possano candidarsi nel distretto di Corte d’Appello dove hanno svolto le funzioni giudiziarie negli ultimi due anni, una norma che avrebbe impedito a Maresca di correre a sindaco di Napoli. A differenza di quanto previsto nel disegno di legge Bonafede – che funge da testo base per la discussione in Parlamento – non si prevede che i magistrati che scelgono di entrare in politica abbiano il divieto assoluto di riprendere le funzioni giurisdizionali, ma lo potranno fare solo cambiando Regione. Il lavoro della commissione, però, non si è ancora tradotto negli emendamenti governativi al testo Bonafede, nonostante il recente appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella in vista delle prossime elezioni del Csm.

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