Le basiliche di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e di San Paolo, Castel Gandolfo, la Basilica dei Santi XII Apostoli, le chiese di S. Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari e pure Università Gregoriana, Istituto Biblico, Istituto Orientale e Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo. Tutti esentati dal pagamento della tassa rifiuti (Tari). Il gentile cadeaux alla Chiesa, in palese contrasto con una sentenza di Cassazione emessa nel maggio scorso, è contenuto in un emendamento al decreto fiscale firmato dal presidente della commissione Finanze del Senato Luciano D’Alfonso (Pd) e approvato martedì sera, in vista dell’approdo del provvedimento in Aula. Dove l’approvazione sarà blindata con la questione di fiducia su un maxiemendamento.

“La disposizione – prevede il testo dell’emendamento scritto dall’ex presidente della Regione Abruzzo – si applica per i periodi d’imposta per i quali non è decorso il termine di accertamento del tributo nonché ai rapporti pendenti e non definiti con sentenza passata in giudicato“. Niente effetto retroattivo insomma, e ci mancherebbe: al Vaticano toccherà quindi saldare il dovuto per il passato, compresa la cartella esattoriale da oltre 70mila euro arrivata per il mancato pagamento nel 2012 della tassa dovuta dal Pontificio Istituto Biblico. La Commissione tributaria regionale nel 2014 aveva dato ragione alla Santa Sede, ma in seguito la Suprema Corte ha dato ragione all’Ama respingendo le tesi del Vaticano che si appellava all’articolo 16 dei Patti lateranensi del 1929, in base al quale tutti gli immobili prima citati “saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente”. L’esenzione, hanno spiegato i giudici, deve valere solo per “le imposte che gravano sui redditi degli immobili in questione”, non per il corrispettivo di un servizio quale è la Tari.

Per il futuro però, grazie all’emendamento D’Alfonso, nulla sarà dovuto. “La tassa sui rifiuti di cui all’articolo 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e la tariffa corrispettiva di cui al successivo comma 668, non sono dovute per gli immobili indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato del Laterano dell’11 febbraio 1929″, recita infatti la sua modifica approvata in commissione. Con buona pace della Cassazione, oltre che di cittadini e attività commerciali che in questi giorni stanno ricevendo le lettere con la richiesta del saldo.

Fra le poche modifiche che hanno incassato l’ok anche la richiesta, quasi univoca, dei partiti di allungare di trenta giorni, da 150 a 180, i tempi per saldare le cartelle sospese durante l’emergenza Covid che l’Agenzia delle entrate ha iniziato a inviare a settembre ai contribuenti. Ci sarà anche più tempo, fino al 16 gennaio 2022, per pagare gli avvisi bonari in scadenza tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020 che avrebbero dovuto essere effettuati entro il 16 settembre 2020 o, in caso di pagamento rateale, entro il 16 dicembre 2020 ma la cui riscossione è stata sospesa per la pandemia. Arriva anche una stretta per i ricorsi che i contribuenti possono presentare se destinatari di una cartella di pagamento che ritengono non sia mai stata notificata. Nove giorni in più, ma fuori tempo massimo visto che la scadenza era il 30 novembre, per il pagamento della rottamazione-ter e del saldo e stralcio, che era previsto alla fine di novembre. Il termine è fissato ora al 9 dicembre, destinato ad arrivare al 14 con i cinque giorni di tolleranza. Ma il governo, ha detto il relatore M5s Emiliano Fenu, si è impegnato a “prorogare e dilazionare ulteriormente tale scadenza nel corso del 2022”.

Altro fronte su cui si sono unite le forze politiche è il Patent Box: tutti i partiti tranne la Lega sono a vario titolo andati in soccorso di Confindustria chiedendo al governo di cancellare o rivedere l’abolizione dello sconto fiscale sui redditi derivanti dall’utilizzo commerciale di brevetti, software con copyright e altri beni immateriali protetti da proprietà intellettuale, che il governo ha sostituito con una comunque generosa deduzione del 90% per i costi di ricerca e sviluppo. Solo il Pd venerdì scorso ha ritirato i suoi emendamenti. Il pressing comunque è andato a vuoto. L’esecutivo si è impegnato a riformulare la norma nelle prossime settimane in manovra.

Un emendamento presentato dai relatori e approvato dalle commissioni stanzia poi 990 milioni di euro per gli enti locali per il 2021. In particolare, si prevedono 600 milioni di euro come contributo statale a titolo definitivo alle ulteriori spese sanitarie legate all’emergenza Covid di regioni e province autonome nel 2021. Altri 150 milioni sono previsti per accompagnare il processo di efficientamento della riscossione delle entrate proprie i comuni della Regione Siciliana è destinato un contributo di natura corrente, nel limite complessivo massimo di 150 milioni di euro per l’anno 2021. È poi introdotto un contributo complessivo di 150 milioni nel 2021 per le città metropolitane con un disavanzo procapite superiore ai 700 euro nel rendiconto 2020 o nell’ultimo. Per quanto riguarda le per le province autonome di Trento e Bolzano, le entrate erariali derivanti dalla raccolta dei giochi con vincita in denaro di natura non tributaria per gli anni antecedenti all’anno 2022 passano rispettivamente da 50 a 90 milioni di euro e da 50 a 100 milioni.

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