Slitta in extremis di dieci giorni il pagamento della rottamazione-ter e del saldo e stralcio, previsto per oggi. La commissione Finanze del Senato ha approvato un emendamento del governo al decreto fiscale che proroga al 9 dicembre (termine che arriva al 14 con i cinque giorni di tolleranza) il versamento. E’ passata anche una riformulazione che dà più tempo per pagare le cartelle sospese durante l’emergenza Covid che l’Agenzia delle entrate ha iniziato a inviare a settembre: gli effetti delle notifiche diventeranno operativi entro 180 giorni, cioè sei mesi, contro i cinque mesi previsti dalla prima versione del decreto.

In commissione il voto sulle proposte di modifica, iniziato lunedì sera in vista dell’approdo in aula che era previsto per martedì, sta procedendo a rilento causa ostruzionismo dell’opposizione. Dovrebbe passare, avendo ottenuto parere favorevole dal Tesoro, un emendamento che annulla le restrizioni ai trasporti eccezionali introdotte dal decreto Infrastrutture (che ha limitato a 72 tonnellate il carico per i veicoli a cinque assi e ridotto a 86 tonnellate il limite per i quelli a sei o più assi, mentre prima il limite arrivava fino a 108 tonnellate per complessi di veicoli ad otto assi).

I senatori non sono ancora arrivati al voto sulle modifiche all’articolo 6 che – con disappunto di Confindustria – dispone l’abolizione del patent box, il regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di software protetti da copyright e brevetti industriali. La versione iniziale del decreto lo sostituisce con una maxi deduzione del 90% per i costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione ai beni immateriali agevolabili, consentendone così una più ampia deducibilità ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap. Quasi tutti i partiti hanno portato in commissione Finanze una serie di emendamenti che vanno in soccorso degli industriali e puntano ad abrogare le modifiche o attenuarle. Il Pd venerdì scorso ha però ritirato i suoi. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha prospettato la possibilità che la norma al momento resti invariata, con l’impegno del governo a riformularla in legge di Bilancio

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