A sei giorni dal via libera dell’Agenzia europea del farmaco anche l’Agenzia italiana del farmaco ha dato l’ok alla somministrazione del vaccino anti-Covid ai bambini dai 5 agli 11 anni. La decisione è stata presa al termine della riunione della Commissione tecnico scientifica nel corso della quale si è stabilito che l’immunizzazione avverrà con due dosi del vaccino Pfizer, in formulazione specifica e un terzo del dosaggio, a tre settimane di distanza. Gli esperti, inoltre, suggeriscono l’adozione di percorsi vaccinali, quando possibile, “adeguati all’età” al fine di evitare possibili errori di somministrazione.

I dati disponibili “dimostrano un elevato livello di efficacia e non si evidenziano al momento segnali di allerta in termini di sicurezza”, spiegano dalla Cts dell’Agenzia aggiungendo che “sebbene l’infezione da Sars Cov 2 sia sicuramente più benigna nei bambini, in alcuni casi essa può essere associata a conseguenze gravi, come il rischio di sviluppare la sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-c) che può richiedere anche il ricovero in terapia intensiva“. Infine si sottolinea che “la vaccinazione comporta benefici quali la possibilità di frequentare la scuola e condurre una vita sociale connotata da elementi ricreativi ed educativi che sono particolarmente importanti per lo sviluppo psichico e della personalità in questa fascia di età”.

Gli studi effettuati, inoltre, hanno fatto emergere nella popolazione 5-11 anni “un’efficacia nella riduzione delle infezioni sintomatiche da Sars Cov 2 pari al 90,7% rispetto al placebo e la non-inferiorità della risposta immunologica rispetto a quanto osservato nella popolazione 16-25 anni”. Per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza, si legge, “lo studio non ha evidenziato eventi avversi gravi correlati al vaccino e in particolare, nei 3.100 bambini vaccinati, non sono stati osservati, almeno nel follow up a breve termine attualmente disponibile, casi di anafilassi o miocarditi/pericarditi“. A questi numeri si aggiungono i dati di farmacovigilanza relativi ai circa 3.300.000 bambini di 5-11 anni già vaccinati, prevalentemente con una dose, negli Stati Uniti, in un periodo di 16 giorni. Anche in questo caso “non evidenzia al momento alcun segnale di allerta in termini di sicurezza”. I dati disponibili nei rapporti dell’Istituto superiore di sanità, ricorda la Cts Aifa, “mostrano nelle ultime settimane un chiaro incremento del numero di contagi nella popolazione di 5-11 anni di età”. Oltre ai benefici diretti, quindi, “la vaccinazione dei bambini comporterebbe un aumento della copertura vaccinale dell’intera popolazione e, quindi, una maggiore protezione anche per i soggetti più fragili di tutte le età, soprattutto se conviventi con i bambini”.

Come aveva spiegato il professor Franco Locatelli, le prime dose potrebbero essere somministrate dal 23 dicembre. Oggi la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa sull’emergenza Covidha annunciato che “le dosi del vaccino Pfizer per i bambini saranno pronte dal 13 dicembre”.

I tassi di ospedalizzazione e la percentuale di casi ospedalizzati per il Covid nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni sono aumentati, in linea con i casi in altri gruppi di età, ma rimangono a livelli molto più bassi nei bambini rispetto agli adulti, come emerge da un rapporto dell’Agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), pubblicato oggi. Nella relazione si conclude che i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni che sono a rischio di forme gravi di Covid dovrebbero essere considerati un gruppo prioritario per la vaccinazione, come avviene in altri gruppi di età. Ma “anche i bambini senza fattori di rischio noti sono suscettibili di malattie gravi e di ospedalizzazione, “quindi potrebbe essere presa in considerazione la vaccinazione di tutti i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni, tenendo conto dell’epidemiologia a livello nazionale”, spiega l’Ecdc.

Foto di archivio

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