“Oggi, volendo viaggiare con un treno per Roma alle 16.25, mi sono sentito rispondere che non lo potevo prendere perché c’era già un disabile. Alla mia contestazione mi è stato risposto che sui Freccia Rossa ci sono solamente due poltrone per noi disabili e che ora, a causa del Coronavirus il posto è stato ridotto a uno. I disabili non hanno diritto a salire su un treno liberamente, senza dover concordare la trasferta con la Sala Blu giorni prima. E pur facendolo non serve”.

A scrivere queste parole sulla pagina Facebook Disabile Autonomo è Giovanni Meucci, cinquant’anni, professore di storia, scienze della comunicazione e teatro all’istituto Marsilio Ficino di Figline Valdarno e membro della comunità di San Leonino. Giovanni, dalla nascita ha dovuto lottare con la distrofia muscolare e dal 2017 è costretto a vivere in carrozzina. Da quel momento la sua vita è cambiata, è peggiorata. Ha dovuto fare i conti con le barriere architettoniche che gli impediscono di muoversi in libertà.

“L’Italia non è un Paese per disabili. Me ne sono accorto anche questa settimana. Quando martedì – spiega a ilfattoquotidiano.it, il professore – ho chiamato il numero vedere della Sala Blu mi son trovato a parlare con una gentilissima addetta che sconsolata mi ha spiegato che con il Covid per noi disabili sono cambiate le regole. Sembra che il problema sia quello che i posti per chi è in carrozzina siano vicino ai bagni, uno di fronte all’altro e che ora non sia possibile stare in quel modo”.

Meucci a quel punto non si è arreso. Ha invitato l’addetta di Sala Blu a farsi portavoce della protesta ma ha trovato solo rassegnazione dall’altra parte della cornetta: “Lei pensa che qualcuno ascolti un’operatrice come me?”. Il professore a quel punto ha dovuto cambiare treno e orario richiamando Sala Blu nel pomeriggio.

Un’ennesima sconfitta per chi come Giovanni deve ogni giorno contare sul sostegno di altri per compiere delle azioni quotidiane. “Avere solo due posti su centinaia di poltrone e dieci carrozze è assurdo, ma ora diventa persino imbarazzante. Ma non basta. Lei sa che per salire in treno ogni volta dev’esserci un operatore che mi aiuta ad usare il sollevatore? Qualche anno fa sono stato in Russia e il treno tra Mosca e San Pietroburgo aveva i binari all’altezza del marciapiede”.

Pronta la risposta di Trenitalia: “Secondo l’attuale normativa in tema di prevenzione e contrasto al virus Covid-19, la capienza massima consentita sulle Frecce e sulle altre tipologie di treni è pari all’80% del totale dei posti. Ciò comporta che anche gli spazi per ospitare disabili con carrozzina siano ridotti per garantire il rispetto delle norme. Trenitalia ha progettato dei divisori per ripristinare nuovamente entrambi i posti e allo stesso tempo garantire la massima sicurezza per i passeggeri a bordo. Gradualmente questa soluzione sarà installata a bordo dei treni negli spazi dedicati ai passeggeri con carrozzina”.

Un viaggio quello per Roma diventato un’odissea per il docente della scuola di Figline: “Trovare nella capitale un hotel economico senza gradini, con un ascensore a norma e una camera con bagni adatti è un’impresa. Il più economico che son riuscito a prenotare mi è costato 144 euro”.

Meucci non si rassegna. In questi anni attraverso la pagina Facebook che ha creato denuncia tutte quelle situazione ove si trova in difficoltà e segnala gli esempi virtuosi come il servizio pubblico di autobus di linea Mobilità Alto Adige, che collega tutte le località della Val Pusteria: “È a prova di disabile. Tutti gli autobus sono dotati di pedana apribile manualmente dagli autisti”.

Nei prossimi giorni il professore scriverà anche a Iacopo Melio, il consigliere regionale toscano, anch’egli disabile, delegato dal presidente Eugenio Giani a seguire il tema dell’inclusione: “Anche nella mia città e nella mia regione finora sono state fatte solo belle parole. Trovo barriere architettoniche per andare dal medico; a teatro; in Comune e persino all’ufficio invalidi. È ora di passare ai fatti”.

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