Dopo anni di battaglie sulla privacy, dopo decenni di lotte feroci per inclusione – non ghettizzazione, non discriminazione – riusciamo, in due parole rese eleganti dallo slang britannico, a sbriciolare tutto. Chiamiamola carta di identificazione disabile: almeno si assumano la responsabilità fino in fondo questi signori che vengono ad attaccarci in fronte la card anti burocrazie.

Quindi, siccome lo Stato fallisce e non è in grado di verificare tutto passando la tessera sanitaria che tutti i cittadini hanno, ci fornisce una card che dice: “Ehi! Sono diverso. Non pago e passo avanti.” Io ho i brividi solo a leggerle, certe aberrazioni. A quando la gay card? A fronte di fantomatici stanziamenti per sanare le fragilità sociali? Davvero, senza decoro, rispetto e considerazione di chi conosce la disability life.

Noi saremmo avanti rispetto all’Europa? Beh sì, nessuno dà 22 euro orari a una coop che li gira al dipendente inquadrato come socio e ne trattiene una differenza. Nessuno fornisce tre ore di fisioterapia a cottimo dove un tetraplegico, un paraplegico e un autistico sono la stessa cosa a 18, 60 o 90 anni. Nessuno come noi in Europa ti eroga il contributo per pagare il badante, perché da solo non puoi, però ti chiede di anticipare stipendio e contributi perché paga in ritardo.

Nessuno in Europa spende cifre paraboliche per trasportare alunni disabili a scuola con servizi ad hoc solo per loro quando potrebbero fruire di servizi comuni ove presenti. Nessuno in Europa eroga 700 euro ai caregiver senza riconoscere, almeno quando sia esclusivo, una copertura contributiva, una reversibilità o una qualsivoglia forma di tutela postuma la morte del congiunto accudito spesso per decenni.

Il figlio muore: quella mamma per 50 anni magari ha vissuto solo per lui, per accudirlo, vegliarlo, curarlo, nutrirlo, fermarlo durante le crisi, salvarlo da se stesso e dall’indifferenza di questa nostra rara unicità… resta una pezzente dello Stato. Figlia di uno Stato che parla di femminicidio e poi massacra le donne che vivono la condizione più fragile.

Cara Ministra, la prossima volta che vuole raccontarci quanto siamo unici si soffermi sul senso ironico che vuole scatenare, perché esiste chi come me non è riuscita a coglierlo. Ho osservato mia figlia e ho riletto le sue affermazioni più recenti a Verona. La disability card di mia figlia se la tenga e la guardi bene. E poi faccia la cosa giusta, la tagli in due e provi a sentire le famiglie, prima di far passare un marchio a fuoco da stalla come una grande innovazione. In Europa proviamo a farceli arrivare i disabili, magari facendo salire sugli aerei le carrozzine di chi non può stare seduto sul sedile, o magari allestendo i bagni per chi con i maniglioni non sa che farci, o magari diamo un unico assegno di vita indipendente e assumiamo il caregiver a ruolo professionalmente riconosciuto e forse il biglietto del cinema si potrà pagare con meritata dignità.

Basta ghettizzare. Iniziamo a includere, siamo nel terzo millennio. Quanto dobbiamo ancora attendere?

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Violenza sulle donne, femminicidi ancora in crescita. Salgono del 45% i reati di Revenge Porn e i casi di violazione dell’allontanamento (+10%)

next
Articolo Successivo

Violenza sulle donne, la solitudine di chi denuncia: “Il Comune stava dando il mio indirizzo all’uomo da cui sono fuggita. Serve una rete di protezione nel tempo”

next