Un’ispezione nel reparto Sestante del carcere di Torino e un’inchiesta aperta dalla Procura. Dopo il racconto di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone, sul reparto di osservazione psichiatrica all’interno della casa circondariale Lorusso-Cotugno, pubblicato nei giorni scorsi sul fattoquotidiano.it, qualcosa sul piano istituzionale inizia a muoversi. Stamattina alcuni dirigenti sanitari e la provveditrice dell’Amministrazione penitenziaria sono andati a visitare la sezione. Nel frattempo a Palazzo di giustizia i sostituti procuratore Gianfranco Colace e Chiara Canepa hanno avviato un’indagine contro ignoti ipotizzando che siano stati commessi dei maltrattamenti sui detenuti. Mercoledì mattina alcuni agenti della polizia giudiziaria si sono recati a compiere le prime verifiche.

Da anni sia Antigone sia i Garanti dei detenuti denunciano le condizioni di vita nelle ventidue celle della sezione VII, il reparto di osservazione psichiatrica in cui finiscono i reclusi la cui salute mentale peggiora durante la reclusione. Nel novembre 2016, ancora nel maggio 2017 e nel 2018 il garante nazionale, Mauro Palma, firmava tre rapporti dando conto di quanto lui e i suoi colleghi avevano potuto osservare. Nel secondo, redatto dopo un’ispezione dell’avvocato Emilia Rossi (Collegio del garante nazionale), Bruno Mellano (garante della Regione Piemonte) e Monica Cristina Gallo (garante della Città di Torino), si chiedeva al Dap (Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia), al provveditorato regionale delle carceri e al direttore della casa circondariale di “provvedere con urgenza ai lavori di ristrutturazione delle stanze di pernottamento prevedendo, oltre al resto, l’eliminazione dei servizi igienici a vista”, di risanare tutti gli ambienti mettendo “fine alle costanti infiltrazioni d’acqua nel soffitto e sulle pareti e alla diffusione della muffa”, di provvedere alla manutenzione delle stanze e alla loro pulizia.

Oltre allo stato delle celle, c’è la vita degli arrestati. Nel “Sestante” il 10 novembre 2019 si è suicidato un uomo, Roberto Del Gaudio, in custodia cautelare per aver ucciso la moglie tre mesi prima. Si era impiccato coi pantaloni del pigiama mentre gli agenti che avrebbero dovuto vigilare su di lui guardavano Juventus-Milan, posticipo serale di serie A. Sempre qui, a cavallo tra il 2019 e il 2021, è stato rinchiuso M., giovane che dopo aver tentato il suicidio e stato messo in una cella liscia, priva di mobili e,senza oggetti con cui avrebbe potuto tentare ancora di togliesi la vita. Non solo. Non aveva neanche l’acqua e ha vissuto a lungo con la luce sempre accesa, anche di notte. “M. trascorre nove mesi continuativi nella sezione dedicata a soggetti in acuzie del reparto di osservazione psichiatrica, in cui la permanenza massima prevista dalla legge è invece di trenta giorni”, si legge nell’ultimo rapporto di Antigone.

Gli avvocati Davide Mosso, Alberto De Sanctis e Antonio Genovese, dell’Osservatorio carceri dell’Unione Camere penali, hanno presentato un esposto alla procura con l’intenzione di chiedere il sequestro della sezione “come luogo in cui si consumano reati ai danni dei detenuti”. “La questione fondamentale – aggiungono i tre legali all’Ansa – è che le persone che soffrono di patologie psichiatriche non devono stare in carcere, ma in un luogo di cura. Come prevede il codice”. Dopo la denuncia di Susanna Marietti su ilfattoquotidiano.it, le condizioni interne potrebbero cambiare: lunedì il Dap ha firmato il contratto per i lavori di restauro della sezione, lavori programmati e attesi da tempo. “Ci aspettiamo che quest’opera di riqualificazione sia realmente rivoluzionaria rispetto alle attuali condizioni di quel luogo, perché non possiamo accettare che il nostro sistema carcerario violi i più fondamentali diritti umani e la dignità delle persone, soprattutto le più fragili e vulnerabili”, auspica il consigliere regionale Marco Grimaldi (Leu).

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