La leader di Más Madrid, Mónica García, l’ha definito “uno tsunami femminista”, la ministra del lavoro e seconda vicepresidente del governo Sánchez, Yolanda Díaz, parla invece dell’inizio di “qualcosa di meraviglioso”. Di fatto, a Valencia si fanno le prove per una nuova alleanza progressista e femminista. Lo scorso sabato, al Teatro Olympia si sono riunite in una tavola rotonda cinque politiche tra le più importanti per la sinistra spagnola a livello locale e nazionale. Oltre a García e Díaz, c’erano la sindaca di Barcellona, Ada Colau, una delle esponenti del partito regionale Compromís, Mónica Oltra, e la portavoce del Movimento per la dignità e la cittadinanza della città autonoma di Ceuta, Fatima Hamed Hossain.

Nessuno sa ancora se la grande intesa sancita prima con una cena privata e poi sul palco del teatro si tradurrà in una piattaforma o un partito. Certo, la presenza di Díaz, che in un solo anno di mandato sta velocemente scalando gli indici di gradimento e che in molti già vedono come futura presidente del Paese, aumenta l’importanza dell’incontro al quale le cinque esponenti hanno partecipato manifestando grande entusiasmo. Prima di riunirsi a Valencia, hanno scritto a El Paìs spiegando i motivi dell’incontro. Nelle loro parole risuonano alcuni punti chiave già presenti nei programmi dei partiti che rappresentano, sottolineando una comunità d’intenti. La ministra del Lavoro insiste sull’accesso ai servizi basici come educazione, sanità, lavoro e cultura per i più giovani, con speciale enfasi sul diritto alla casa, per cui sta portando avanti una lotta per regolare il prezzo degli affitti nella ley de vivienda. Oltre a intervenire sulle pensioni e sul sistema fiscale proprio per aiutare le nuove generazioni, il concetto che ritorna più spesso è quello dell’emergenza climatica: si parla di “alimentazione più sostenibile”, “decarbonizzazione dell’economia” e un’industria più ecologica. Altri punti potrebbero confluire in questa potenziale alleanza. Da tempo Más País, per esempio, sta portando avanti una campagna per preservare la salute mentale delle persone e sperimentare la settimana lavorativa di quattro giorni. L’obiettivo sarebbe favorire la trasformazione unendo le forze per proporsi come alternativa ai socialisti, per alcuni responsabili dei rallentamenti, soprattutto da Podemos.

Le cinque leader si sono rivolte direttamente ai giovani e alle donne, con una speciale attenzione per i temi ecologici, come testimoniano i colori scelti per lo slogan che dell’evento, Otras políticas: verde ecologista, fucsia femminista e arancione che rappresenta Compromís. Inizialmente, infatti, l’incontro era stato pensato come preparazione al congresso di Iniciativa de Poble Valencià, la formazione comandata da Oltra che forma parte di Compromís, ma il blasone delle invitate lo ha elevato a evento di interesse nazionale. A far discutere sono state anche le assenze delle leader di Unidas Podemos, la segretaria e ministra per i diritti sociali Ione Belarra e la vicepresidente e ministra dell’Uguaglianza Irene Montero. “C’è una tensione chiarissima tra la direzione del partito e le aspirazioni personali di Yolanda Díaz, un conflitto che con questo atto si è reso ancora più evidente”, spiega Pablo Simón, politologo dell’Università Carlos III di Madrid.

La scalata di Díaz ha subito una forte accelerata da quando Pablo Iglesias ha lasciato la politica. L’ex leader di Podemos aveva rassegnato le dimissioni da vicepresidente del Governo per candidarsi alle elezioni regionali di Madrid dello scorso maggio e contrastare lo strapotere dei Popolari, ma il risultato negativo lo ha spinto ad abbandonare. Come segretario del partito è stata eletta Ione Belarra, ma Iglesias ha indicato come futura presidente del Governo proprio Yolanda Díaz.

Da quel momento, la ministra del Lavoro è diventata il punto di riferimento dell’area progressista alternativa ai socialisti di Sánchez e soprattutto per Podemos. Díaz, però, è iscritta a un solo partito, il Comunista, e i suoi successi nelle riforme per l’aumento del salario minimo e il regolamento degli affitti hanno contribuito alla creazione di un profilo indipendente. Non a caso, i socialisti hanno tentato di toglierle il monopolio nelle trattative con le parti sociali per la nuova riforma del lavoro causando una momentanea crisi di governo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Somalia, kamikaze di al-Shabaab uccide il direttore di Radio Mogadiscio Abdiaziz Afrika: “Rappresaglia”

next
Articolo Successivo

Questo è il mio millesimo post sul blog del Fatto: in undici anni il mondo è peggiorato, eppure…

next