Un maxi blitz della polizia in diverse regioni italiane contro presunti appartenenti alla cosca Molè, una delle storiche famiglie di ‘ndrangheta: sono oltre cento le misure cautelari chieste e ottenute da tre procure distrettuali antimafia, quelle di Milano, Firenze e Reggio Calabria. Al centro dell’indagine, nel corso della quale è stata sequestrata anche una tonnellata di cocaina proveniente dal Sudamerica, la cosca della Piana di Gioia Tauro, le sue ramificazioni in Lombardia e Toscana e le proiezioni all’estero. Gruppi che, seppur dotati di una certa autonomia, operavano in stretta sinergia. Nel video della polizia di Stato le intercettazioni dei dialoghi e delle relazioni che intercorrevano tra gli indagati. “Invece di chiedere 3 mazzette, ne chiedo 5 e buonanotte…” è uno dei dialoghi raccolti dagli inquirenti. Tra le conversazioni si sentono anche gli indagati esprimere una sorta d’invidia per chi abita in Svizzera, dove “non esiste il 416 bis“. In un altro passaggio gli indagati parlano di “un bravo cristiano, battezzato con la spada”. Mentre in un altro ancora, una delle persone al centro dell’indagine mette in chiaro l’influenza del clan in una determinata zona: “Questa è nostra”. E poi usa questa espressione: “Lì ci sono io e si devono mettere tutti a pecorina”

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