C’era una volta un bambino con una cicatrice a forma di folgore. Harry Potter, noto anche come “il ragazzo che è sopravvissuto”, ha fatto la sua comparsa in libreria nel 1997, messo al mondo dalla penna fatata di J.K. Rowling, all’epoca misconosciuta scrittrice inglese quasi sul lastrico, ricca solo della sua fantasia e di un romanzo rifiutato da decine di case editrici. Poi qualcuno fortunatamente decise che il mondo meritava di conoscere quel piccolo eroe, e Harry Potter irruppe nell’immaginario collettivo, per divenirne uno dei testimonial più riconoscibili.

Dal 9 al 12 dicembre, a vent’anni dall’uscita al cinema del film d’esordio, Harry Potter e la pietra filosofale, il maghetto più famoso di tutti i tempi tornerà in sala per celebrare due decadi di fasti senza eguali, pronto a fare, come sempre, il tutto esaurito. Dal giorno della prima assoluta, il 16 novembre del 2001 infatti, il successo della saga si è tutt’altro che affievolito.

Lo dimostrano i dati di vendita dei libri, il succedersi di nuove edizioni, la collezionabilità delle stesse, il proliferare di meme, cosplayer, mostre itineranti, negozi tematici, videogame, oggettistica ed edizioni speciali. Del resto i ragazzi di ieri sono i genitori di oggi e, in un fiorire di nuove generazioni, la storia trova nuovi cuori in cui attecchire. Per non parlare della richiesta continua, ai limiti dell’ossessivo, di maratone televisive per rivivere la serie in contemporanea, condividendo sui social le emozioni in tempo reale.

Dopo tutto questo tempo? chiederebbe Silente, facendosi rispondere sempre! non da Piton ma dal pubblico mondiale. È come se la magia della Rowling riesca a non venir mai a noia, spingendo persone ormai capaci di declamare l’opera a menadito a riviverla all’infinito, per godere dell’effetto di potente evasione che è sempre capace di garantire.

Come libraio posso dire di averne viste di ogni colore, dal signore che sminuiva la vicenda definendola bambinesca, alla mamma che, solo pochi giorni fa, mi diceva di essere divenuta dipendente dalla lettura condivisa con la figlia di terza elementare, dalla fanciulla straniera che colleziona solo edizioni de Il prigioniero di Azkaban all’amichetto di mio figlio che ha scritto a Hogwarts per essere sicuro di venire convocato al raggiungimento della giusta età.

Eppure non tutti sono dalla parte di Harry Potter. Prima di divenire Papa, Ratzinger raccolse e amplificò le considerazioni di Gabriele Kuby, una studiosa tedesca che, perplessa di fronte alla distanza non proprio marcata nella saga tra bene e male, arrivò ad additare l’opera come corruttrice d’anime, per la sua presunta celebrazione del paganesimo e della magia, che per la chiesa è sempre nera, e per il fascino inarrestabile suscitato nei bambini, spingendo alcuni sacerdoti polacchi a metterne le pagine letteralmente al rogo. E non è stata solo la chiesa a mettersi contro la scuola di magia di Hogwarts. Sono piovute critiche in merito alla presunta debolezza dei personaggi femminili, secondo alcuni stereotipati, deboli e sempre in secondo piano, il linguaggio è stato definito sopravvalutato e falsamente affabulante, portando perfino eminenti uomini di scienza come Odifreddi a mettere in guardia gli adulti dall’effetto che il troppo fantasy avrebbe potuto indurre nei bambini, che crescerebbero perdendo di vista il distacco tra realtà e fantasia.

Tutte queste considerazioni lasciano il tempo che trovano, in quanto Harry Potter ha saputo fare la più grande delle magie, mettendo a leggere oltre mezzo miliardo di persone di ogni età, e per più volte. Seconda per vendite solo agli infiniti Maigret di Simenon, e meno diffusa solo della Bibbia, l’eptalogia di Harry Potter è invece ambientata in un mondo eccezionalmente caratterizzato, in cui ogni luogo, legge, dolce o quadro trova il suo approfondimento, divenendo la cornice in cui si muovono personaggi empatici, ben bilanciati e complementari tra loro, che danno vita a scontri tra adulti e bambini, a splendide storie d’amore e, ovviamente, a conflitti tra buoni e cattivi.

Divisa idealmente in due parti, coi primi tre romanzi dedicati a un pubblico più giovane e gli ultimi quattro ammantati da un alone assai più cupo, la saga ha nella magia uno dei suoi elementi portanti. Sarebbe tuttavia riduttivo semplificare il tutto come fantasy perché, in ogni vicenda, si affonda in un’atmosfera da giallo puro, in cui spesso è l’intuito dei protagonisti, e non i loro poteri, a sciogliere enigmi e segreti.

Rispetto alle meravigliose versioni cinematografiche, che hanno avuto il pregio di mantenere, dove possibile, il cast inalterato dalla prima all’ultima pellicola, facendo crescere le nostre aspettative insieme agli attori, i romanzi restano comunque inarrivabili, per la quantità sterminata di riferimenti ricorrenti e indizi sparsi che si vanno intrecciando pagina dopo pagina, componendo un mosaico senza eguali, un’opera letteraria perfetta come un orologio svizzero, in cui ogni nodo torna al suo pettine, senza lasciare spazio ad alcuna incertezza.

La scena che ci aspettiamo quindi di vedere fuori dalle sale è simile al finale della storia, in cui gli studenti di ieri, genitori di oggi, accompagnano i loro figli al binario 9 e ¾ per l’inizio di un viaggio indimenticabile, consapevoli del valore del nostalgico passaggio di testimone con cui, tra cioccorane, nimbus 2000 e giratempi, i pargoli potranno scoprire coi loro occhi le meraviglie celate tra le mura della scuola di magia più famosa di tutti i tempi. Meraviglie che noi potteriani della prima ora ricordiamo perfettamente, ma che non ci stufiamo mai di rivivere, perché indissolubilmente legati a splendidi ricordi e commoventi emozioni.

Accio popcorn!

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