Il sacerdote italiano Cesare Bullo, 80 anni, direttore del Centro Don Bosco in Etiopia, è stato ascoltato dalla polizia etiope in merito alle proprie attività in Etiopia. Non è però in stato di arresto come aveva riportato La Repubblica. È a piede libero e si sta prestando a varie deposizioni, sempre assistito dall’Ambasciata d’Italia. È invece stato rilasciato l’operatore umanitario emiliano Alberto Livoni, arrestato otto giorni fa ad Addis Abeba in attesa di conferma sulla liceità di un suo versamento di denaro destinato a profughi. Liberi anche i 17 tra sacerdoti salesiani, fratelli e impiegati nel Centro che erano stati arrestati lo scorso 5 novembre da forze militari governative in un centro per l’istruzione nella zona di Gottera.

“Sono tornati a casa dopo essere stati a lungo interrogati”, riferiscono fonti in Etiopia che parlano anche di momenti di tensione. La situazione resterebbe in ogni caso delicata. Negli interrogatori la questione al centro sarebbe stata quella degli aspetti finanziari della scuola, come se il motivo principale del fermo da parte dei militari fosse legato ad un interesse economico. La ong di cui Livoni è coordinatore per l’Etiopia, il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), ha confermato: “Finalmente siamo lieti di comunicare il rilascio del nostro collega, trattenuto in stato di fermo in Etiopia negli scorsi giorni”.

Il fermo del 65enne era stato compiuto da forze di sicurezza nella sua abitazione ad Addis Abeba dopo un’irruzione e assieme a lui sono stati fermati gli altri due operatori dello staff locale del Vis. Secondo indiscrezioni di media, le autorità etiopi volevano accertare perché il coordinatore del Vis avrebbe ceduto circa 20mila dollari a una persona: anche se non è stata formalizzata alcuna accusa, gli inquirenti etiopi sospettavano che i fondi siano serviti ad aiutare i miliziani del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Fplt) lanciati ora alla conquista della capitale, e non solo profughi. Il Vis in Etiopia affianca i salesiani in progetti di scolarizzazione e formazione professionale di giovani ed è molto attivo nel nord del Tigray.

Il 5 novembre c’era stata una prima irruzione nella casa madre della missione salesiana, nel quartiere Gotera. Diversi religiosi e volontari erano stati arrestati, quasi tutti di origine tigrina. Il 6 novembre poi era era stata la volta di Livoni. Che è stato rilasciato grazie a una “operazione condotta dall’Ambasciata Italiana in Etiopia”, si legge nel comunicato del Vis.

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