Pietro Salini chiude la partita Astaldi e si prepara a fare la parte del leone nella conquista dei fondi per le infrastrutture del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Forte anche del supporto di Cassa depositi e prestiti, ormai socio della sua Webuild, nonché alleato fondamentale nell’acquisizione della rivale Astaldi. Il gigante delle grandi opere infrastrutturali Webuild è infatti riuscito a spuntarla nel braccio di ferro con gli obbligazionisti Astaldi, società che aveva integrato ad agosto. Anche a dispetto del ricorso all’epoca ancora pendente. Solo ora infatti la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le ragioni dei quattro ricorsi straordinari contro il provvedimento di omologa del concordato.

Sono state così respinte le istanze di un gruppo di circa 279 obbligazionisti Astaldi che si sono visti stralciare più del 60% del loro credito. In questo modo si è completata l’operazione che ha “permesso la nascita di un grande player delle infrastrutture italiano, sintesi di Progetto Italia, il progetto industriale che ha garantito il consolidamento dell’intero settore delle costruzioni domestico. Un consolidamento che può così oggi contribuire alla crescita economica del Paese e alla realizzazione delle opere previste dal Pnrr e dai piani di ripresa collegati” , come ha spiegato Webuild in una nota.

L’occasione di crescita per il gruppo di Salini è venuta del resto proprio dalla crisi che ha messo in difficoltà cinque fra le prime società di costruzioni italiane (Astaldi, Condotte, CMC, Grandi Lavori Fincosit e Trevi). Di qui l’idea di Progetto Italia come polo aggregatore nel settore della realizzazione delle grandi opere pubbliche. Un piano che ha portato Cassa Depositi e Prestiti a diventare socio di Webuild con il 18,68%, attestandosi come secondo azionista, dopo Pietro Salini che ha in mano più del 45% del capitale. Il tutto con il sostegno delle banche creditrici: Unicredit, Bpm e Intesa Sanpaolo, oggi anche soci di Webuild. Ma andiamo per gradi.

Sin dall’inizio la proposta di concordato ha incontrato l’opposizione di un gruppo di obbligazionisti. La ragione? Secondo le loro stime, i creditori ci avrebbero rimesso 2,9 miliardi di cui 907 solo i bondholder. Salini, invece, avrebbe guadagnato un miliardo e persino la famiglia Astaldi avrebbe ottenuto una plusvalenza da 130 milioni. Di qui la battaglia legale che si è appena conclusa a favore di Salini. Non solo: nel pieno dello scontro è anche emerso come nella procedura di concordato di Astaldi ci fossero quasi 68 milioni di euro di spese in circa un anno di lavoro. Con compensi record per i tre commissari (Stefano Ambrosini, Vincenzo Ioffredi e Francesco Rocchi). E’ scattata poi anche un’ indagine della Procura di Roma per corruzione in atti giudiziari per i due commissari di Astaldi, Ambrosini e Rocchi, oltre che per il consigliere Corrado Gatti, che era firmatario dell’attestazione del piano concordatario di Astaldi, in conflitto di interessi e in contrasto con la legge fallimentare.

Nonostante il clima ostile, Salini è riuscito a chiudere la partita a suo vantaggio. E ora è pronto a cavalcare nuove opportunità: nel Piano nazionale di ripresa e resilienza è previsto un investimento da 25,4 miliardi per infrastrutture destinate ad una mobilità sostenibile. Il fiume di denaro pubblico che si riverserà sulle infrastrutture è però decisamente più importante: secondo le stime dell’Ance, complessivamente “queste risorse, unite ai fondi ordinari stanziati nel bilancio dello Stato, ammontano a circa 420 miliardi di euro, nei prossimi 15 anni, di cui 180 miliardi (43%) destinati alla realizzazione di interventi di interesse per il settore delle costruzioni – precisa una nota dell’Associazione nazionale costruttori edili dello scorso 30 settembre.

Una grande opportunità per realizzare finalmente un grande piano di investimenti su tutto il territorio nazionale e, in particolare, nel Mezzogiorno dove è concentrata una quota significativa delle risorse di interesse per il settore che andranno a finanziare gli investimenti pubblici necessari al recupero”. Manna dal cielo per il comparto e per Webuild che ha chiuso il 2020 con una perdita da 351 milioni su 6,4 miliardi di fatturato. La Borsa ne ha preso atto: in un anno il titolo ha quasi raddoppiato il suo valore (+86 per cento). Una buona notizia anche per Cassa depositi e prestiti che ha visto migliorare le quotazioni del suo investimento azionario. Gli unici a non farsene una ragione restano gli obbligazionisti di Astaldi ancora perplessi su un’operazione per la quale hanno pagato il prezzo più alto.

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