Il nuovo Ulivo perde già un ramo, o ramoscello se si vuol dare retta ai sondaggi. Se dopo le amministrative Enrico Letta aveva auspicato un’alleanza larga che andasse “da Calenda a Conte“, nel day after del voto sul ddl Zan rompe definitivamente con Italia viva, il partito Matteo Renzi, l’antico rivale che sette anni fa lo sostituì a Palazzo Chigi. E che ieri è stato protagonista di uno scontro con i dem dopo il voto che al Senato ha affossato il ddl Zan. “Nella giornata di ieri si è sancita una rottura, anche una rottura di fiducia, a tutto campo. Italia Viva ma complessivamente con la parte che ha votato in quel modo”, ha detto il segretario del Pd a Radio Immagina. Nel frattempo all’emittente vicina al Pd sono arrivati molti messaggi di militanti dem contro Italia viva e Matteo Renzi. Dopo il voto che ha affossato la legge contro l’omotransfobia, continua Letta, “Italia viva immediatamente ha cominciato a prendersela con noi. Chi reagisce così ha qualcosa da nascondere. Una reazione così vocale, sguaiata, la dice lunga”. Renzi ha risposto con un video dal Senato: “Finite le amministrative Letta è stato molto gentile, va da Fazio e mi manda un messaggino: ‘Apro, lavoriamoci insieme. Ho detto ci siamo. Questo accadeva domenica”, sostiene Renzi. “Mi sono fatto carico di chiamare tutti per avvisare, o si fa l’accordo prima di mercoledì o al voto segreto può succedere di tutto. Niente. Martedì, alla riunione al Senato, Zan e gli esponenti Pd e 5 stelle hanno detto, questo è il testo prendere o lasciare. Hanno detto, muro contro muro. Bravi, con questa scelta suicida avete distrutto il Ddl Zan”, ha continuato il capo d’Italia viva, di ritorno dall’Arabia Saudita.

Il voto di ieri, in ogni caso, sembra aver cambiato la strategia del mumero uno del Nazareno: che dopo i segnali dei giorni scorsi sembra chiudere le porte ai berlusconiani, nel giorno in cui invece Gianfranco Micciché le apre a Renzi: “Dov’è Forza Italia? Nel Ppe o sta con Pillon e Orban? E’ la Forza Italia che dovrebbe stare con Ursula Von Der Leyen? Ieri sono stati fatti molti giochi politici. Hanno scelto di giocare il secondo tempo della battaglia per le elezioni. Io penso che quello che è accaduto ieri ci farà riflettere sul nostro futuro”. Per l’ex premier l’affossamento della legge contro l’omofobia “è la somma di scelte negative, che raccontano il peggior volto dell’Italia. La cosa peggiore è stato l’applauso liberatorio e volgare che ha accompagnato l’annuncio voto”. Ma Letta critica anche “il voto segreto che non aveva senso, è stata una forzatura. Stiamo parlando non del merito, di una scelta di caso di coscienza, ma del passaggio o no degli articoli. Non capisce cosa c’entri il voto segreto con questo tema”.

E’ protetti dal voto segreto che si sono materializzati i franchi tiratori, fondamentali per affossare il ddl e fare un favore alla destra. “Dietro alla maggioranza Salvini-Meloni – prosegue Letta – si sono allineati in tanti e racconta un’Italia che si è allineata con la Polonia e se la prende con le minoranza. Credo che sia stata una brutta giornata per la storia del nostro Paese e del Parlamento. Io sono orgoglioso di essere dall’altra parte e di essere con il mio partito il perno dell’alternativa”. E’ per questo che, come spiega il segretario dem, “il Pd è pronto ad appoggiare la raccolta di firme di una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema dei diritti della minoranza Lgbt“. E in futuro, promette, “se saremo maggioranza saremo in grado di fare il ddl Zan e le altre cose fondamentali come la legge sulla cittadinanza. Sono questioni che o siamo in maggioranza o non ce la faremo”.

Prima di ragionare di elezioni politiche, però, c’è un altro voto importante come quello per il Colle. Ieri dopo il voto al Senato Pier Luigi Bersani aveva scritto su twitter: “Sul ddl Zan oggi al Senato un colpo molto grave ai diritti e temo una prova generale per il quarto scrutinio per il Quirinale. È tempo che il campo progressista prenda piena coscienza della situazione”. L’ex segretario del Pd ha una discreta esperienza di franchi tiratori: nel 2013 i 101 traditori che affossarono la candidatura di Romano Prodi al Quirinale causarono anche la fine della sua segreteria. All’epoca il suo vice era proprio Letta. “Io avevo già detto che se ci mettiamo ora con la testa al Quirinale sarà un disastro sulle cose che invece dobbiamo fare ora, come la Legge di Bilancio. Ieri sono state fatte le prove generali per il Quirinale. Chi fa giochi per accordi politici in vista delle elezioni mostra un grande cinismo”, dice oggi l’ex premier, che prova ad allontanare il voto sul capo dello Stato. “Di Quirinale si parli da gennaio in poi, si evitino adesso questi giochini politici, questi messaggi in codice”. E a proposito di ritorno alle urne dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato, il segretario dem dice che “la priorità è far uscire l’Italia dalla pandemia, questa priorità viene prima di tutto e accompagnerà la fine di questa legislatura. Oggi gli italiani vogliono uscire dall’emergenza ed essere messi in sicurezza”.

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