Draghi è un decisionista che tira dritto? A me preoccupano queste espressioni: ‘tirare dritto’, ‘rigare dritto’. Sono lessico autoritario. Era Mussolini che, quando la Società delle Nazioni mise le sanzioni contro l’Italia per la guerra in Abissinia, diceva: ‘Noi tireremo dritto'”. Così, a “Otto e mezzo” (La7), il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, fa le pulci a certa stampa ‘draghiana’, aggiungendo: “Il compiacimento con cui elogia questo modello è preoccupante. Basti pensare all’intervista al presidente di Confindustria, secondo cui i partiti non hanno capito e fanno le proprie battaglie. Ma cosa dovrebbero fare i partiti se non politica? A cosa servono i partiti se non a rappresentare i loro elettori in base al loro programma elettorale?“.

E aggiunge: “Draghi si è presentato al Consiglio dei Ministri con il più importante atto di governo, il documento di programmazione di bilancio, senza distribuirlo ai ministri e pretendendo che lo approvassero tutti. I capigruppo dei due partiti più votati alle ultime elezioni politiche, cioè Andrea Orlando del Pd e Lorenzo Patuanelli del M5s, hanno detto a Draghi che non è mai successo che in un Consiglio dei Ministri arrivi un testo che nessuno ha letto e che tutti devono timbrare. Ricordo che il Consiglio dei Ministri si chiama così, perché è un organo collegiale dove c’è un ‘primus inter pares’ che discute con gli altri e, se ci sono delle difficoltà o dei contrasti, proprio in quel luogo si trovano i compromessi per risolvere i problemi.

Travaglio chiosa: “Io sento una brutta aria che crea pericolosi precedenti. Adesso abbiamo Draghi ma, se passa questo precedente, la prossima volta lo farà un altro presidente del Consiglio, che potrebbe essere Salvini o Meloni, eccetera. Se noi superiamo la politica e la trasformiamo in una cosa deteriore che disturba Draghi nel suo disegno, abbiamo completamente perso i fondamentali. E allora non ci lamentiamo se la gente ritiene inutile il suo voto e non va a votare. Questa è antipolitica“.

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